La benedizione dei legami fraterni

A inizio febbraio il priore fr. Sabino e due fratelli della Comunità di Bose, fr. Raffaele e fr. Luigi, hanno realizzato una visita a Tirana (Albania) e Istanbul (Turchia), per rinsaldare i legami fraterni con la Chiesa ortodossa di Albania e il Patriarcato ecumenico.

Sabato 3 febbraio sono stati accolti dal vescovo +Asti di Bylis, ausiliare di Tirana, amico di lunga data della nostra comunità e partecipante regolare dei convegni di spiritualità ortodossa in qualità di delegato dell’Arcivescovo: insieme a lui hanno potuto visitare il seminario e l’accademia teologica situata presso il monastero di San Biagio ricostruito nel 1992 dopo la caduta del comunismo. Il seminario serve non solo da istituto di formazione per il clero della Chiesa ortodossa di Albania, ma da centro culturale e teologico, ed è ampiamente frequentato anche da laici e da donne, e da diversi anni ha avviato un programma di collaborazione con la facoltà teologica della diocesi cattolica. Accanto al Seminario vi è un orfanotrofio e un piccolo monastero femminile, la Skiti delle Sante Mirrofore, dove i fratelli hanno incontrato la monaca sr. Rachel, che con molta amabilità li ha trattenuti a parlare e si è dimostrata molto interessata a conoscere la vita della nostra comunità, nella sua particolarità di comunità mista ed ecumenica. Dopo una rapida visita del centro di Durazzo e il pranzo lungo il mare, i fratelli hanno fatto ritorno a Tirana, dove hanno visitato la nuova Cattedrale ortodossa della Resurrezione, inaugurata nel 2012 (ma sono ancora in corso i lavori per il completamento dei mosaici delle volte laterali) con gli spazi del centro culturale annesso, e soprattutto hanno avuto la gioia di incontrare, in tarda serata, l’anziano arcivescovo +Anastasios, rifondatore della Chiesa ortodossa di Albania e tuttora suo primate, che li ha ricevuti nel suo studio privato insieme al vescovo Asti. Nonostante l’età veneranda (94 anni), la sua mente e il suo spirito sono ancora lucidissimi (impressionante la sua capacità di citare a memoria lunghi tratti della Scrittura) e le sue parole ritornano incessantemente sulla gioia della sua lunga esperienza di servizio del Vangelo e della Chiesa, prima come professore ad Atene, poi come missionario in Africa e poi, dal 1992, come primate della Chiesa ortodossa di Albania. L’umanità non ha altra via che quella della pace e i cristiani in questo hanno una grande responsabilità, e devono farlo tutti insieme. Gli occhi dell’arcivescovo si accendono infatti quando condanna la guerra in Ucraina e in Medio Oriente e quando parla del dialogo tra i cristiani, in cui ha speso tanto del suo ministero. Intenso il momento in cui l’arcivescovo ha donato al priore alcune parole di augurio e di incoraggiamento per il suo ministero, facendo proprie le parole dell’Apostolo: “Piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito. Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio (Ef 3,14-19).

La visita è proseguita in altri luoghi e monumenti significativi di Tirana. A tarda notte i fratelli hanno raggiunto l’aeroporto per proseguire il loro viaggio verso Istanbul, dove sono giunti nelle prime ore del mattino di domenica 4 febbraio. Qui sono accolti dalla comunità dei Frati Minori Cappuccini di Yeşilköy, con il suo superiore fr. Paolo Raffaele Pugliese, studioso di padri siriaci che è stato più volte a Bose in occasione dei convegni di spiritualità ortodossa e recentemente è stato nominato vicario episcopale di mons. Massimiliano Palinuro, Vicario apostolico di Istanbul.

Dopo la partecipazione all’eucarestia nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano, frequentata dalla locale comunità cattolica, formata da immigrati e dagli ultimi levantini presenti a Istanbul, il priore con i fratelli si sono poi recati al Fanar, presso la sede del Patriarcato ecumenico, dove il patriarca Bartholomeos li ha accolti per il pranzo insieme ad altri ospiti (tra cui il vescovo della chiesa siro-ortodossa del Malankar, +Abraham Mar Seraphim) e subito dopo li ha ricevuti in udienza privata. Informatosi delle novità della vita comunitaria e rallegratosi della serenità ritrovata dopo le tribolazioni degli ultimi anni, ha caldamente incoraggiato la prosecuzione delle attività e dei convegni ecumenici.

Questo colloquio è stato il primo di una lunga serie di incontri con il patriarca Bartholomeos. Il giorno dopo, infatti, lunedì 5 febbraio, dopo la visita alcune chiese e monumenti della città – tra cui la cattedrale di Santa Sofia, le tombe dei Patriarchi presso la Chiesa della Zoodochou Pighi a Balikli e le rovine del celebre monastero di San Giovanni di Studio – i fratelli sono stati di nuovo ospitati a pranzo dal Patriarca, il quale li poi ha invitati a spostarsi insieme a lui sull’isola di Halki, nell’arcipelago dei Principi, sul Mar di Marmara, dove ha sede Scuola Teologica chiusa all’insegnamento pubblico dal 1971, allo scopo di celebrare insieme a lui la festa di san Fozio il Grande, Patriarca di Costantinopoli.

All’arrivo sull’isola, presso il Monastero della Santissima Trinità (dove ha sede la Scuola Teologica), la piccola delegazione patriarcale insieme ai fratelli di Bose è stata accolta dall’igumeno +Kassianos, vescovo di Aravissos (un antico amico e compagno di studi di fr. Raffaele a Tessalonica, presso il Monastero di Vlatadon) e ha celebrato il vespro della festa di san Fozio, che è stato anche il fondatore di questo monastero nel IX sec. La serata si è conclusa con la cena e un altro lungo colloquio molto fraterno che i fratelli hanno avuto in privato con il patriarca.

Al mattino del giorno dopo, martedì 6 febbraio, i fratelli hanno assistito alla celebrazione eucaristica per la festa di san Fozio nella chiesa del monastero, seduti negli stalli accanto ai cantori di fronte al patriarca Bartholomeos; subito dopo hanno partecipato a un breve momento di ricevimento ufficiale nella sala delle cerimonie della Scuola Teologica, dove l’igumeno p. Kassianos e il Patriarca Bartholomeos a turno hanno preso la parola alla presenza di un numeroso uditorio, tra cui alcuni metropoliti e vescovi (+ Apostolos di Derkoi, +Dimitrios delle Isole dei Principi, +Nektarios di Anthidon, epitropo del Patriarcato di Gerusalemme a Costantinopoli e altri), alcuni chierici, monaci e ufficiali del Patriarcato ecumenico, alcuni professori in visita (tra cui il celebre storico del cristianesimo antico Christophe Markschies, presidente dell’Accademia delle scienze e lettere di Berlino-Brandeburgo) e la console generale degli Stati Uniti d'America a Costantinopoli, la sig.na Julie Eadeh, ortodossa di origine palestinese, anche lei invitata per l’occasione della festa.

Nel suo discorso il patriarca Bartholomeos ha ricordato innanzitutto la personalità del santo patriarca Fozio, notando, tra l’altro, come egli “abbia armonizzato in sé l'educazione greca con l'ortodossia della fede e che “il suo contributo alla letteratura affonda le radici in tutto ciò che lo ha preceduto, come l'incontro tra ellenismo e cristianesimo, e ha dato origine all'ellenismo cristianizzato, che è parte integrante della storia della cultura mondiale” e che “in vista della celebrazione pancristiana, nel 2025, del 1700° anniversario del Primo Concilio Ecumenico di Nicea Fozio rivendica un posto speciale come autentico rappresentante e portavoce dell'identità ecclesiologica della Chiesa e del lavoro sinodale”.

Nel corso del discorso il patriarca ha inoltre rievocato anche la breve ma gloriosa storia della Scuola Teologica di Halki (dal 1844 al 1971) che nel giorno della memoria di san Fozio ha sempre celebrato l’annuale festa dei diplomi: questa Scuola “ha donato alla Grande Chiesa di Costantinopoli, ma anche all'Ortodossia universale e al mondo cristiano, più di 900 laureati, che hanno servito come vescovi, ecclesiastici e insegnanti ... e che hanno servito con fede, amore e speranza, con una incrollabile fedeltà alla tradizione della Chiesa e con sensibilità per l’uomo, e il suo destino terreno e celeste”.

In chiusura del suo discorso il patriarca Bartholomeos ha prima rivolto, in inglese, parole di accoglienza alla console americana presente, e poi in italiano “uno speciale saluto alla delegazione del noto e ospitale monastero di Bose guidata dall’attuale igumeno, il priore Sabino Chialà, che in questi giorni sta effettuando la sua prima visita al nostro Patriarcato Ecumenico da quando ha assunto circa un anno e mezzo or sono questo importante ufficio... Ne siamo particolarmente lieti perché questo monastero è sempre vicino alla Santa e Grande Chiesa attraverso le sue visite, gli incontri, la collaborazione, ma soprattutto la comune preghiera che rivolgiamo a Dio amico degli uomini gli uni per gli altri, per l’unione di tutti, come cantiamo nella santa Liturgia ... Li ringraziamo per la loro presenza oggi in questo luogo così sacro, il monastero della Santa Trinità, dove ha sede la rinomata Scuola teologica di Halki, purtroppo ancora ridotta al silenzio, ma non alla inoperosità, nella memoria del nostro santo predecessore il Patriarca Fozio. Questa grande figura della Chiesa d’Oriente, considerata per molto tempo controversa in Occidente, e come una delle cause dei successivi avvenimenti, non ha trovato ancora una giusta e corretta collocazione nella storia ecclesiastica. È un invito al monastero di Bose, conosciuto anche per i suoi convegni internazionali di spiritualità ortodossa, che sempre hanno una dimensione inter-ortodossa ed ecumenica, a una collaborazione con la nostra Scuola teologica, e magari nel futuro a pensare ad un convegno su questo nostro santo predecessore. Il Signore benedica tutti i fratelli e sorelle dell’amato Monastero di Bose e della sua comunità, e da noi l’invito ad essere sempre fedeli al vostro principio di comunità di monaci e di monache appartenenti a chiese cristiane diverse che cercano Dio nell’obbedienza al Vangelo, nella comunione fraterna e nel celibato, e a servizio dell’uomo: siate i benvenuti!”.

Dopo il pranzo, condiviso ancora con il patriarca Bartholomeos, insieme ai vescovi e ai monaci presenti, e una rapida visita agli spazi della scuola che sono in corso di ristrutturazione, i fratelli hanno avuto ancora la gioia di visitare il monastero di san Giorgio Koudounà sulla vicina isola di Prinkipo (Büyükada), accolti e guidati dal caro amico p. Ezechiele Xenofontinos (che è stato a Bose nel 2013-2014 per apprendere l’italiano), qui residente da circa vent’anni, ma purtroppo rimasto da solo da alcuni anni, da quando è morto il suo padre spirituale, p. Efrem. Insieme a p. Ezechiele i fratelli hanno visitato anche l’isola di Prinkipo e il giorno dopo, alla partenza da Halki, è stato lui stesso a riaccompagnarli in auto all’aeroporto di Sabiha Gökçen situato sulla costa asiatica.

I fratelli sono rientrati a Bose colmi di gratitudine al Signore per quanto hanno vissuto e per l’accoglienza ricevuta da parte dell’Arcivescovo +Anastasios e del Patriarca ecumenico +Bartholomeos: il viaggio è stata occasione preziosa per fare memoria davanti al Signore dei doni di grazia e di fraternità ricevuti nella pluridecennale vicenda di legami fraterni con le loro Chiese.