Il movimento della vita eterna

Photo by Ricardo Gomez Angel on Unsplash
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V domenica di Quaresima

Il nostro Salvatore digiunò quaranta giorni e quaranta notti, per insegnarci la via per la quale ci salveremo. Preghiamo e digiuniamo in verità e purezza, con il pensiero e con l’amore, dicendo a gran voce: Padre nostro che sei nei cieli, tu che conosci i miei pensieri, ricordati di me nel Regno dei cieli secondo la tua misericordia. Padre nostro che sei nei cieli, abbi pietà di me secondo la tua grande compassione, e donami lo spirito dei profeti. Padre nostro che sei nei cieli, perdonaci i nostri pensieri, noi che siamo peccatori, a motivo del tuo amore per gli uomini. Sì, o Sovrano nostro, ascoltaci, e sii con noi, noi indegni di invocare il tuo nome. Sì, o Sovrano nostro compassionevole, tu che possiedi tesori di misericordia: non abbandonarci nelle insensatezze e nei pensieri malvagi e vani. Sì, o Sovrano nostro, accoglici presso di te, e donaci la perfezione cristiana che ti è gradita, e parte con tutti i tuoi santi. Sì, o Sovrano nostro, accoglici. Da’ gioia alle nostre anime, mediante il ricordo del tuo nome, o nostro Signore Gesù Cristo. Allora, la nostra bocca non si stancherà e la nostra lingua non tacerà di annunciare la grandezza del digiuno e della preghiera. Kyrie eleison, Kyrie eleison, salvaci, noi tue creature, ed abbi pietà di noi tutti, o Re celeste. Kyrie eleison, Kyrie eleison, rendici perfetti nella fede retta, e degni di comunicare ai tuoi misteri. Kyrie eleison, Kyrie eleison, non distogliere la tua misericordia da noi, né il tuo Spirito Paraclito, ma sii paziente con noi. Adoriamo il nostro Salvatore, l’Amante degli uomini che è buono, poiché egli ci ha fatto misericordia, è venuto e ci ha salvati (Quinta dossologia del Grande Digiuno quaresimale)

Il chicco di grano quando viene gettato in terra ha una forma ma quando germoglia ne ha un’altra, o come dice l’apostolo Paolo: “Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo” (1Cor 15,38). Questo è il movimento dell’inizio della via verso il Regno. Si tratta di un movimento difficile e amaro nel quale la persona sincera e seria, impegnata a camminare, soffre. Si tratta di una sofferenza molto forte. Cristo ha detto di se stesso che deve cadere a terra, morire ed essere seppellito: questo è il primo movimento. Il movimento della vita eterna inizia qui: morte, negazione di sé. Un movimento questo nel quale non c’è alcun aspetto estetico ma c’è tristezza. Il salmo l’esprime dicendo: “Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo” (Sal 125,5). Il seminatore semina sempre nelle lacrime. Il contadino compra due sacche di semi per seminare un piccolo appezzamento di terra e li semina tutti. Poi se ne torna a casa. Se quei semi non crescono e non spunta il grano, egli perderà tutto ciò che possiede perché tutto quello che aveva l’ha seminato nella terra. Questo movimento, in verità, non ha in sé alcun incoraggiamento apparente, per questo molti lo evitano. Eppure è il primo movimento verso il Regno e se evitiamo il primo movimento raggiungere la meta sarà impossibile. Se il chicco di grano non cade a terra e muore, non potrà diventare un giorno una spiga e, di conseguenza, non ci sarà raccolto. Questo movimento, nel quale il contadino pianta con le lacrime, è parziale. Immaginate, alla fine, questo stesso contadino tornare e caricare di grano il suo trattore, ricolmo della gioia descritta dal salmo 125 mentre porta i covoni. La raccolta avviene con gioia ed esultanza ma a monte c’è sempre afflizione, inizia con dolore e contrizione. 

Questo è lo sfondo sul quale ci muoviamo durante la Quaresima. Il digiuno è un’azione di morte volontaria, una messa in pratica dell’idea del chicco di grano che cade in terra e muore volontariamente. Questo è il primo triste movimento nel cuore della terra senza altro incoraggiamento o ritorno che la speranza. Il vangelo dice: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra e dorme” (Mc 4,26-27). Il verbo “dorme” è piacevole e riposante. Dopo avere seminato con fatica e nelle lacrime, avendo comprato due sacchi di semi, e dopo aver arato, diviso il terreno e seminato, il contadino torna a casa e dorme. Questo verbo “dorme” che appare nel vangelo significa “stabilità”, “non cambiamento”. Per questo, dopo aver seminato, il contadino torna a casa e “dorme”. Quest’immagine è davvero meravigliosa. Se accettiamo quest’inizio difficile, questo primo movimento verso il Regno, proveremo subito quiete e nello spirito interiore ci giungerà la stabilità. Se portiamo a termine questa prima azione, la più difficile e apparentemente impossibile, sentiremo una quiete profondissima (Matta el Meskin, Omelia quaresimale, 5 marzo 1981).

a cura di un monaco del deserto