Vendere tutto

Photo by Steve Johnson on Unsplash
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28 luglio 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,44-46 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù espose una parabola, dicendo: «44Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.45Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; 46trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.


Queste due brevi parabole gemelle evocano la realtà inaudita del regno dei cieli. Una realtà misteriosa, che possiamo accostare solo attraverso similitudini, perché non cade sotto la nostra esperienza diretta. Eppure, a ben guardare, le due parabole parlano più dell’atteggiamento di chi sperimenta l’avvento del regno che del regno stesso; più dell’uomo che trova il tesoro che del tesoro stesso; più della passione del mercante che della perla che ha trovato. Ci dicono che il regno è un’esperienza di gioia, di felicità immensa, che riempie tutte le nostre fibre e sopravanza ogni nostro desiderio. Tanto da vendere tutti i nostri averi. Tutti i nostri averi diventano un nulla di fronte all’inestimabile valore di questa scoperta. Una scoperta che tocca ciascuno personalmente, è diversa e unica per ciascuno.

Lo schema letterario dei due racconti forma una specie di dittico, senza che però la costruzione simmetrica annulli l’autonomia dei due quadri.

Le corrispondenze sono evidenti nella ripetizione di tre verbi: “trovare”, “vendere”, “comperare”, che immettono nel movimento generato dall’apparire del Regno. Le variazioni riguardano alcuni particolari: nel primo caso la “gioia” dell’uomo che trova il tesoro nel campo e lo nasconde di nuovo; nel secondo la presentazione introduttiva del mercante che anticipa la scoperta della perla.

Entrambe le immagini, del tesoro e della perla preziosa, sono tipiche della tradizione sapienziale per designare il valore incomparabile della Sapienza (si vedano per esempio Pr 2,4; 3,14; 8,18‐19.21; 8,11; Sap 7,9; Gb 28,15-18). Nel Vangelo apocrifo di Tommaso troviamo varianti analoghe di entrambe le parabole (non accostate come in Matteo). Emerge la possibilità che il tesoro passi del tutto inosservato: “Il Regno dei cieli è simile a un uomo che in un campo ha un tesoro nascosto, di cui non sa nulla. Alla sua morte, egli lo lasciò al figlio suo. Anche il figlio non ne sapeva nulla: prese quel campo e lo vendette. E il compratore andò ad ararlo e trovò il tesoro” (Vangelo di Tommaso 109).O ancora si mette in risalto il valore incomparabile della perla e la condotta scaltra del mercante che la ottiene: “Gesù disse: Il regno del Padre è simile ad un commerciante, il quale aveva un carico di merci e trovò una perla. Quel commerciante era savio. Egli vendette il carico di merci e si comprò proprio quella perla” (Vangelo di Tommaso 76).

Il punto culminante delle due parabole matteane, tuttavia, non è la scoperta del tesoro o della perla, ma la decisione che prendono i due protagonisti di vendere tutto quello che possiedono per ottenere quello che hanno trovato.

Se mettiamo a confronto le due parabole con le sentenze evangeliche in cui Gesù chiede una scelta decisiva e radicale di fronte al regno di Dio (come quella dei discepoli che lasciano tutto per seguirlo, cf. Mt 4,20.22; 8,22; 9,9; 19,21.27.29) notiamo lo spostamento dal piano sapienziale a quello rivelativo: il regno è misterioso e nascosto, ma entra nella nostra vita e la riempie di gioia. Occorre rendersene conto, e afferrare questa possibilità acconsentendo attivamente alla realtà del regno, che sopravanza sempre infinitamente i nostri sforzi e cambia la nostra vita, rigenerandola.

fratel Adalberto