Gioire della presenza del Signore

Foto di Ashkan Forouzani su Unsplash
Foto di Ashkan Forouzani su Unsplash

29 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10,38-42 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 38entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


Il racconto di oggi ci parla dell’incontro fra Gesù, Marta e Maria. Appena prima Gesù aveva incontrato un dottore della legge desideroso di trovare la via per la vita eterna, ovvero la vita piena, colma, in cui non manca nulla. Gesù lo aveva rimandato al grande comandamento, all’amore per il Signore con “tutto il tuo cuore” e per il “prossimo”. Il buon samaritano ci ha illuminato su “chi è il mio prossimo”; il testo di oggi ci dice cosa vuol dire amare il Signore tutto il nostro essere.

Un primo passo è accogliere: concedere al Signore una possibilità! Gesù entra in un villaggio e una donna, Marta, lo ospita. Ha il coraggio di farlo entrare nella sua casa, gli fa spazio, lascia che intersechi la sua vita, il suo tempo e si arrischia a incontrarlo. Forse Gesù ha bussato, si è presentato alla porta. Forse no, forse Marta lo attendeva, dalla soglia di casa lo cercava… Non lo sappiamo.

Un secondo passo è compiere dei gesti concreti. Accogliere chiede di prendersi cura dell’ospite, di essere attenti, pensare e agire per lui. E ci sono vari modi.

Marta è “tirata di qua e di là” dai molti servizi, è “affannata, preoccupata, in pena” per molte cose (cf. Mt 6,25 ss.), è “agitata”, in movimento quasi frenetico per portare a termine le molte cose che ritiene importanti per compiere il suo dovere di padrona di casa.

Maria invece, sua sorella, semplicemente si mette seduta ai suoi piedi e ascolta… E qui c’è una prima rivelazione: Maria ascolta la parola “del Signore”. Quel generico “egli entrò” (v. 38) viene rivelato essere “il Signore”. 

Ecco il terzo passo: il Signore ci chiede di entrare in relazione con lui.

Maria lo ha già capito, continua a rimanere là, seduta, in ascolto. Marta sperimenta una solitudine, si sente trascurata da quell’ospite accolto e rimproverando la sorella inoperosa chiede conto, con una domanda forse maldestra ma senza finzione. Marta non teme di esporsi verso colui che anche lei chiama “Signore” (v. 40). E il Signore le risponde in modo pacato, affettuoso, senza dare un giudizio, ma indicando a Marta un cammino. 

Di fronte alle molte cose, ai molti affanni “di uno c’è bisogno”, “uno è il buono” che Maria ha scelto. Marta è chiamata a far emergere nel suo cuore quella presenza che unifica, che dà l’impronta al suo agire e pensare, una presenza che suscita pace e zittisce i nostri tumulti e pensieri. Marta è chiamata a non perdere la gioia e la contentezza per la presenza di Gesù.

Attraverso Maria e Marta il racconto del vangelo ci mostra i tratti del discepolo che fa di Gesù il suo maestro, fiducioso che il cammino dietro a lui conduce alla vita in pienezza. Marta e Maria allora rivelano quello che siamo noi. Sono come le impronte che i nostri piedi di discepoli lasciano nell’incedere dietro al Signore. Per non zoppicare vanno tenute insieme.

Ascoltare e fare, fare e ascoltare: ci si appoggia sull’una e poi sull’altra, senza temere l’instabilità che si crea nel momento in cui rischiamo il passo. Senza temere, perché in questo cammino ci sarà Qualcuno che ci aprirà la sua porta e ci accoglierà, ci ascolterà e si porrà a servirci. Perché, alla fine, ospite è chi è accolto, ma anche chi accoglie.

fratel Marco