Il segno di Giona
10 agosto 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 16,1-12 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 1i farisei e i sadducei si avvicinarono a Gesù per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. 2Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: «Bel tempo, perché il cielo rosseggia»; 3e al mattino: «Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo». Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? 4Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò. 5Nel passare all'altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. 6Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». 7Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». 8Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? 9Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? 10E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? 11Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». 12Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall'insegnamento dei farisei e dei sadducei.
Si avvicinano a Gesù sia amici che nemici. Qui alcuni farisei e sadducei vogliono metterlo alla prova e gli chiedono di fare un segno perché così possano credergli. Gesù li rimanda al loro discernimento.
Nella vita si impara a riconoscere dei segni che sono indizi di qualcosa che avverrà dopo, come il bel tempo che ci sarà se il cielo rosseggia, mentre se è di un altro colore ci sarà burrasca. Noi oggi abbiamo perso un po' il contatto con la natura e fatichiamo di più a leggere questi segni. Quindi, così come queste persone sanno interpretare i segni del cielo, Gesù le invita a discernere anche la sua presenza, ma questo è più difficile perché il “segno di Giona”, che restò tre giorni e tre notti nel ventre della balena, ci rimanda alla morte e resurrezione di Gesù che tutti fatichiamo a capire e a cogliere fino in fondo.
Il segno di Giona è il segno che rivela l’amore di Dio per l’umanità nella croce che invece è stato strumento di una morte ignominiosa. La morte di Gesù precede la resurrezione, è la via per la resurrezione. Allora attraverso il segno di Giona cogliamo il segno che nella morte c’è un seme di vita, che il buio è la strada per la luce. Ma noi siamo alla ricerca di segni grandiosi, non siamo capaci di cogliere i piccoli segni, come il granello di senape o lo lievito nella pasta (cf. Mt 13,31-33), che ci parlano del Regno, e come la morte di Gesù segno della sua resurrezione. Segni che si rivelano nella piccolezza, nel nascondimento, segni che richiedono occhi attenti e capaci di discernerli.
Nei versetti successivi Gesù e i discepoli non si capiscono; è come se ciascuno seguisse il suo modo di pensare che non si incrocia con quello dell’altro. Spesso nei vangeli viene narrata questa incapacità dei discepoli a capire subito le parole di Gesù, che fa sì che essi fraintendano, intendano altro; soprattutto nel vangelo di Giovanni emergono queste incomprensioni. Qui c’è una preoccupazione concreta dei discepoli che non permette loro di capire l’avvertimento che Gesù fa loro. Gesù usa un’espressione forte: “uomini di poca fede” (v. 7) e poi li richiama dicendo loro: “Non capite e non ricordate” (v. 8). La preoccupazione, l’essere presi dalle cose materiali, anche importanti come quella di avere da mangiare, ci può distogliere dal conoscere il Signore, mentre ci lasciamo ingannare da cose false e non essenziali come la dottrina dei farisei, che “dicono e non fanno”, e dei sadducei che non credono alla resurrezione, non credono al segno di Giona.
Questo vangelo mi porta a fare una riflessione: anche noi spesso siamo in cerca di miracoli che cambino la nostra vita, ma che non sono la vera ricerca della nostra fede e ci dimentichiamo che il Signore è all’opera nella nostra vita e nella storia. Allora non dobbiamo coltivare una fede miracolistica, ma una fede che crede nella presenza del Signore che ci accompagna, nella sua potenza, nel suo agire che spesso si manifesta e si realizza nel modo che noi non ci aspettiamo, perché dimentichiamo che l’unico segno è e resta il “segno di Giona”.
sorella Roberta