Guadagnare il fratello
19 agosto 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,15-20 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 15«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Queste parole di Gesù sono illuminate da tutto il contesto: il brano precedente narra l’amore del Padre per ciascuna delle sue pecore e la sua ricerca di ogni pecora smarrita, così come i brani che seguono vertono sulla necessità del perdono fraterno illimitato. Questa ricerca del Padre di ciascuno dei “piccoli” perché non si perda e l’accoglienza nei confronti del fratello a qualsiasi condizione, qualunque sia il debito che può avere verso di noi, illuminano questo nostro brano e sono espresse qui dall’esortazione di Gesù a fare in modo di “guadagnare il fratello”.
Sì, la correzione fraterna è necessaria non perché lo esiga una qualche legge o un qualche codice morale, ma è necessaria perché il peccato sempre inocula morte nella vita di colui che lo compie, sempre lo rende un malato che ha bisogno di cure, sempre lo fa incamminare su sentieri di morte.
Per questo il fratello che pecca va corretto, se ci teniamo alla sua vita, al suo star bene, alla sua guarigione. Ma chiediamoci: il fratello, la sorella che peccano io li considero un bene prezioso da salvare, da “guadagnare”? Lo ritengo per me un guadagno il fatto che l’altro, per quanto peccatore sia e, per quanto possa avermi fatto del male, si corregga e stia in vita?
La correzione del fratello, della sorella che hanno peccato non è mossa, allora, da un desiderio di vendicare l’amor proprio ferito dall’offesa altrui, né tanto meno da una volontà del rispetto di una qualche legge morale, né dalla maniacale volontà di osservanza minuziosa di una qualsiasi precettistica o perfino dalla volontà di umiliare, manifestandogli il suo errore, quel fratello o quella sorella, ma è mossa unicamente dal desiderio che quel fratello, quella sorella, vivano, vengano guariti dal loro male interiore, tornino a star bene, a vivere bene e ad essere nella gioia, poiché il peccato, insieme alla morte, produce anche una profonda tristezza, un profondo male di vivere.
Così, sottrarsi alla correzione fraterna di nome di una falsa umiltà (come posso correggere l’altro se anch’io sono peccatore?) o in nome del desiderio di quieto vivere (e poi l’altro come reagirà di fronte alla mia correzione?) non sono altro che modi di mascherare il fatto che la vita di quel fratello, di quella sorella, per me non è poi così importante, e posso lasciarla nel suo bagno mortifero.
In tal modo si manda in rovina sia quel fratello sia la comunità, poiché il male tende a diventare contagioso. Non solo, ma se il male non viene evidenziato da parte di colui che saprebbe farlo, se non viene corretto e nominato come male, può insorgere nella comunità una confusione tale che, per ignoranza, da parte delle persone più deboli il male possa essere considerato un bene da imitare, e così i piccoli ricevono scandalo e la malattia diventa pervasiva.
Per questo Gesù dice che si può giungere anche a prendere le distanze dal fratello e dalla sorella che non si vogliono correggere, non per cattiva volontà nei loro confronti, ma per far sì che la comunità stessa non corra, a causa loro, un grave pericolo.
Ma a me la vita del mio fratello e della mia sorella, come anche quella della comunità ecclesiale a cui appartengo, stanno veramente a cuore?
sorella Cecilia