Il pastore che dà la vita per le pecore
10 gennaio 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,9-16 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse: 9«Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. 11Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. 12Il mercenario - che non è pastore e al quale le pecore non appartengono - vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; 13perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore».
Questa pagina dell’evangelo secondo Giovanni che la liturgia ci fa ascoltare nella memoria di due pastori della chiesa in Cappadocia nel IV secolo, Gregorio di Nissa e Gregorio di Nazianzo, ci pone di fronte a un annuncio che nella nostra fede è centrale: quello di Dio come pastore. Già nell’Antico Testamento volentieri Dio si presenta come pastore del suo popolo Israele. I testi sono numerosi, a indicare che è una delle metafore privilegiate con cui Dio designa sé stesso. E anche nel Nuovo Testamento, come in questa pagina, Gesù si presenta come il Pastore buono che di fronte al pericolo giunge perfino a dare la propria vita per le sue pecore.
È il pastore buono che le conosce e che chiama le pecore una ad una per nome, che le conduce al pascolo, che le custodisce nell’ovile. E anche i primi cristiani avevano a tal punto compreso la centralità di questo annuncio che le prime raffigurazioni del Risorto lo presentano in molti casi proprio come pastore in mezzo alle sue pecore e ai suoi agnelli. Prima ancora di essere raffigurato come il Crocifisso, Gesù viene raffigurato come il Buon Pastore.
Questa mi sembra una parola di grande consolazione: di fronte alle incognite e ai pericoli che si possono presentare nel cammino della vita, c’è un Pastore che veglia su di noi, pronto addirittura a offrire la propria vita per ciascuno di noi, tanto egli ama ognuna delle sue pecore. Bisogno di orientamento, di custodia e protezione, di vedere la via talvolta smarrita, sensazione per lo meno si smarrimento o di isolamento: c’è un Pastore, dice Gesù in un altro passo dell’evangelo (cf. Lc 15,3-7), che non solo guida le sue pecore a pascoli di vita, ma se per caso una di esse si smarrisce, perde la strada, rimane indietro e va per sentieri di morte, lui lascia tutte le altre e va a cercare quell’unica. Forse quella pecora non si è ancora resa conto di essersi smarrita; forse se ne è resa conto ma non sa ritrovare la via per ritornare all’ovile; o forse si è resa conto di essersi smarrita e conosce anche la strada per ritornare, ma non ha più la forza per percorrerla, forse perché si è fatta male, si è ferita, o probabilmente perché dopo il lungo vagare non ha più le forze per camminare ancora. Ebbene: quel Pastore non ha pace finché non l’abbia ritrovata e, caricatala sulle proprie spalle così che essa non debba sopportare la fatica del camminare, la riporta a casa, all’ovile, insieme a tutte le altre.
In questa pagina di Giovanni vi è un’immagine diversa: quella del lupo che attacca le pecore, lupo davanti al quale il mercenario, prezzolato, fugge. Il pastore Buono no. Lungi dal considerare le pecore in funzione propria, per prendere per sé la loro carne, si considera invece egli stesso in funzione delle sue pecore, fino, se necessario, a deporre la propria vita per salvarle dal pericolo del lupo che le vuole divorare. Così ama presentarsi Gesù ai suoi discepoli, a noi. E questo mi sembra molto consolante. Anche perché ci alleggerisce da un enorme peso e da un’opprimente responsabilità: il cammino nostro e della chiesa non dipende, in definitiva, da noi, non è nelle nostre mani, ma è nelle mani di un Pastore buono che ci guida e ci custodisce.
E noi lo accogliamo?
sorella Cecilia
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