Discorso di apertura - La sapienza del deserto

XXIX Convegno Ecumenico Internazionale di Spiritualità Ortodossa
LA SAPIENZA DEL DESERTO
I detti dei padri e delle madri

Monastero di Bose, 5-8 settembre 2023
in collaborazione con le Chiese ortodosse

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fr. Sabino Chialà, priore di Bose

Cari fratelli e sorelle in Cristo,
metropoliti, vescovi, monaci e monache, amici e ospiti,

anche quest’anno ci è fatto dono di ritrovarci. Siamo alla ventinovesima edizione del Convegno Ecumenico Internazionale di Spiritualità Ortodossa e, a nome di tutti i fratelli e le sorelle della Comunità monastica che vi accoglie, desidero porgervi una parola di benvenuto e dirvi la nostra gioia per questo incontro che ci aiuta a rinsaldare, rinnovare e approfondire vincoli di fraternità che ci sono cari, e a intesserne di nuovi.

Colui che ci convoca e ci accoglie è il Signore di tutti, dietro al quale vogliamo continuare a camminare. Vogliamo farlo confortandoci e sostenendoci a vicenda e mettendoci insieme in ascolto di una sapienza che ci stimoli a ritornare alle sorgenti della nostra vita di fede, e a ritrovare la bellezza del vangelo radicalmente vissuto in semplicità di cuore, pur in mezzo a un orizzonte cupo e segnato dal peccato.

Siamo qui, cristiani appartenenti a Chiese e comunità diverse, che conoscono il desiderio sincero di seguire il Signore ma anche il peso delle loro infedeltà. Chiese e comunità che, in un mondo diviso e attraversato da lotte e guerre fratricide, faticano a riflettere nei loro cammini concreti e nelle loro parole quel messaggio di pace che hanno ricevuto dal Signore Risorto e che celebrano in ogni eucaristia.

Siamo ancora divisi e lacerati a tanti livelli… Ce ne sarebbe abbastanza per dichiarare fallimentari tanti nostri incontri. Ma proprio quando tocchiamo con mano la nostra inadeguatezza e siamo vicini a disperare di noi stessi e delle nostre capacità, i nostri occhi possono aprirsi per riconoscere la Fonte da cui procede ogni bene. Sì, perché all’origine di ogni peccato, personale e comunitario, vi è la nostra mancanza di umiltà, vi è il nostro “io” egocentrico, che crede di poter essere e agire senza il Signore, anche quando lo invoca ad ogni istante.

Le parole dei padri e delle madri del deserto (o dei deserti), cui abbiamo voluto dedicare il nostro convegno, ci aiutano in questo innanzitutto: a liberare il nostro cuore da noi stessi e dalle false parole che occupano quello spazio interiore in cui la Parola del Signore desidera dimorare, per portare consolazione e salvezza. Per questo continuiamo a scrutare le parole dei padri, ormai da tanti anni…

La parola che ci dà la vita è quella del Signore, trasmessaci nelle sante Scritture. Ma l’esperienza dei padri e i loro insegnamenti ci aiutano a sgomberare il campo perché questa possa dimorare in noi e portarvi il suo frutto. Come dice sapientemente un apoftegma della tradizione etiopica:

Se nel cuore di un fratello vengono pensieri, egli non può scacciarli completamente dal suo cuore, a meno di introdurvi una parola della Scrittura o una delle parole degli anziani. Quando, infatti, il padrone di casa è in essa, gli estranei che sono nella casa fuggono via1.

Per questo abbiamo bisogno della Scrittura e dei padri, come ricorda un altro apoftegma, attribuito ad Antonio il Grande:

Alcuni fratelli fecero visita ad abba Antonio e gli dissero: “Dicci una parola: come potremo essere salvati?”. Disse loro l’anziano: “Avete ascoltato la Scrittura? È quello che fa per voi!”. Ma quelli risposero: “Anche da te vogliamo sentire qualcosa, padre”2.

Quelle che riascolteremo in questi giorni di convegno sono parole nate dall’esperienza di uomini e donne del deserto, che sono state poi rielaborate e arricchite da chi, nelle generazioni successive, le ha nuovamente saggiate, cercando di metterle in pratica. Gli apoftegmi sono tra i testi patristici più letti e tradotti in tutte le lingue parlate da cristiani. Come sentiremo dagli esimi relatori che ci condurranno nella loro lettura, hanno conosciuto un itinerario complesso del quale molto resta oscuro. Una cosa però è certa: non formano un corpus uniforme, con un pensiero unico. Sono invece parole in dialogo tra di esse. Spesso addirittura in tensione o in contraddizione… Ve ne sono che esaltano il silenzio e altre che ricordano come ci sono silenzi mortiferi e parole invece capaci di dare vita. Vi sono detti che raccomandano la veglia, e insieme l’esempio di chi adagia sulle sue ginocchia la testa del fratello vinto dal sonno durante una liturgia. Vi sono detti che insistono sull’importanza del digiuno e della sobrietà, e vi è chi va fino ad Alessandria a cercare un pasticcino per un abba morente che ne aveva espresso il desiderio. Vi è chi indica come esempio di obbedienza il fratello che innaffia per tre anni un legno arido conficcato nel deserto, e vi è chi esalta il giovane novizio che disobbedisce all’anziano il quale gli aveva comandato qualcosa che contraddiceva l’evangelo. Sono parole che toccano e affondano come lama di coltello: a volte con la loro austera severità, altre volte con ironia finissima e geniale.

Storie, vicende, consigli… che non si compongono in un quadro organico, ma in una rete di parole utili per comprendere, discernere e dunque curare le nostre ferite. Con la loro varietà e il dialogo che intessono tra di esse, queste parole ricordano quanto importante nella vita spirituale sia imparare a discernere le situazioni che si presentano, sempre diverse, e che vanno colte e affrontate con una multiforme sapienza.

In questo convegno abbiamo voluto, dunque, rimetterci in ascolto di questo patrimonio e per questo abbiamo fatto appello ad alcuni tra i maggiori esperti della materia, che hanno accolto con generosa disponibilità il nostro invito. Li vorrei ringraziare per primi, ricordandone le provenienze: Polonia, Svezia, Grecia, Russia, Romania, Italia, Inghilterra, USA, Egitto e Turchia.

Come sapete, questi convegni vogliono rendere anche un servizio alle Chiese delle diverse tradizioni cristiane e contano sulla collaborazione e l’incoraggiamento soprattutto delle Chiese ortodosse. Siamo dunque particolarmente grati ai Capi delle Chiese che hanno voluto inviare i loro delegati ufficiali (e di cui leggerete i messaggi nel quaderno apposito) o che sono qui rappresentate.

Per il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli avremo con noi il Metropolita Job di Pisidia, che ci farà anche dono di una relazione. Accogliamo con gioia anche il Metropolita Polykarpos, Arcivescovo ortodosso d’Italia ed Esarca dell’Europa meridionale (che ci visita per la prima volta in questa veste) e con lui il Vescovo Athenagoras di Terme (amico fedele, che accogliamo per la prima volta come vescovo).

Il patriarca copto ortodosso Tawadros, papa e patriarca di Alessandria, ha voluto rendersi presente con un messaggio e inviando come suo rappresentante il monaco Markos del monastero di San Macario, nel Wadi el-Natrun, che ci farà dono anche di una relazione. In un convegno sui padri del deserto non poteva mancare la voce della Chiesa e del monachesimo egiziani contemporanei.

Il Patriarcato di Mosca è rappresentato dallo ieromonaco Amvrosij Matzegora, parroco di S. Caterina a Roma. Del medesimo patriarcato abbiamo con noi il vescovo Petru del vicariato del Portogallo. Il Patriarcato di Serbia è rappresentato ufficialmente dal Vescovo dell’Europa Occidentale, Justin, insieme ad altri monaci e presbiteri della Chiesa serba. La Chiesa di Grecia è rappresentata dall’archimandrita Amphilokios Miltos (della metropoli di Volos, delegato del Santo Sinodo di Grecia al nostro convegno, e membro della Commissione mista di dialogo tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica) e con lui salutiamo i tanti amici greci che siamo contenti di rivedere tra noi. La Chiesa di Albania è rappresentata anche quest’anno dal vescovo Asti di Bylis (delegato dell’arcivescovo Anastasios). La Chiesa ortodossa di Polonia è rappresentata dall’igumeno Pantelejmon Karczewski (delegato del metropolita Sawa). Ci ha anche raggiunti di nuovo dopo alcuni anni il vescovo Melchisedek di Pittsburgh, dell’Orthodox Church of America; e sono rappresentate anche la Chiesa ortodossa di Romania, la Chiesa Luterana di Svezia e la Chiesa Episcopaliana, oltre alla Chiesa cattolica. Per quest’ultima, abbiamo in mezzo a noi il metropolita di Vercelli, Marco Arnolfo, e nei prossimi giorni ci visiterà per un saluto anche il vescovo di questa diocesi di Biella, Roberto Farinella. Ringraziamo anche il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, rappresentato ufficialmente da p. Jaromir Zadrapa.

I detti dei padri del deserto hanno poi particolarmente interpellato i monaci e le monache, d’Oriente e d’Occidente, che siamo contenti di accogliere numerosi. Dal Monte Athos, (Monastero di Xenophontos), dalla Romania (Buna-Vestire), dall’Italia (S. Barbara, con la cara m. Sevastiani; e da Arona, dal monastero del Pantokrator, con l’igumeno p. Victor), dalla Polonia (Annunciazione), dall’Egitto (San Macario), dalla Germania (Skiti di s. Spyridon), dalla Svizzera (Eremo Santa Croce), dalle isole Shetland (Skiti di Santa Sunniva). E ancora dai monasteri cattolici di Egmond (Olanda), Chevetogne e Wavremont (Belgio), Viboldone, Praglia, S. Giustina, Dumenza, Fonte Avellana, Sant’Agata Feltria, Bergamo, e gli eremi di Montezago e Tredozio (Italia).

Sono rappresentate anche varie istituzioni accademiche che siamo contenti di accogliere in questo convegno: l’Università Kapodistria e l’Accademia ecclesiastica superiore di Atene, l’Università Aristotele e il Centro di studi Missiologici ed Ecumenici Papagheorghiou di Tessalonica, l’Accademia di studi teologici di Volos, l’Istituto s. Filaret di Mosca; dall’Italia: la Pontificia Università Antoniana, la Pontificia Università Gregoriana, l’Istituto di Teologia ecumenico-patristica S. Nicola (p. Rosario Scognamiglio) insieme ad altre facoltà italiane ed estere.

Ma il mio e nostro saluto va a ciascuno di voi, quale che sia lo stato di vita e l’interesse che vi ha condotti qui. Ci siamo ritrovati per metterci in ascolto di questi testi e gli uni degli altri. Grazie a ciascuno, per il contributo che vorrà offrire per la buona riuscita dei nostri giorni di convegno.

Come l’anno scorso, abbiamo scelto di limitare il numero dei partecipanti a quelli che riusciamo ad accogliere qui in monastero, e ci scusiamo con chi non siamo riusciti ad accogliere, come anche con chi partecipa alle conferenze ma ha dovuto cercarsi autonomamente l’alloggio. Altra novità, già sperimentata con successo l’anno scorso e che abbiamo pensato di riproporre, è il pomeriggio di lettura guidata dei testi. Ci è sembrata un’occasione preziosa per assaporare questi tesori che i relatori ci aiuteranno a comprendere meglio nelle loro forme e vicende storiche. Un’occasione per riprendere in mano i libri dei padri e non ricadere nella triste constatazione di chi vedeva abbandonati sulle mensole i libri dei profeti, cui possiamo assimilare anche quelli dei padri:

Un anziano disse: “I profeti hanno scritto i libri, sono venuti i nostri padri e li hanno messi in pratica; quelli dopo di loro li hanno imparati a memoria; infine è venuta questa generazione che li ha copiati e li ha riposti inutilizzati sulle mensole”3.

Nei giorni che trascorreremo insieme vogliamo riprendere in mano questi testi, per lasciarcene interrogare e poi riceverne accompagnamento nella nostra vita di tutti i giorni. Sono parole semplici e profonde, dirette ed eloquenti per ogni discepolo del Signore, quale che sia la via per la quale cerca di seguirlo.

Infine un pensiero ad alcuni amici che hanno partecipato a vario titolo ai nostri incontri e che nell’anno appena trascorso ci hanno lasciato per tornare Padre: il vescovo emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi, che non ha mai fatto mancare il suo saluto ai nostri convegni, morto quasi centenario poco tempo fa; e la sig.ra Irina Bagration dell’Università St Tyckon di Mosca, anche lei assidua frequentatrice dei nostri convegni.

Il Dio della pace ci conceda, anche grazie a questo ascolto condiviso dell’insegnamento dei padri e delle madri del deserto, di intrecciare ancora più saldamente i fili della nostra fraternità, perché possiamo sempre più sentirci e vivere da fratelli e sorelle, in Cristo nostro unico Signore.

Buon convegno e buoni giorni a tutti e tutte.


1Collectio monastica 13,77.
2Alf., Antonio 19.
3Anon., N 228.