#Integrità #Salmo15

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Signore, chi sarà ospite nella tua tenda?
Chi abiterà sul monte del tuo Santo?

Colui che cammina nell’integrità
e pratica la giustizia.

Colui che in verità dice ciò che pensa
e non sparge calunnie con la lingua.

Colui che non fa torto al suo compagno
e non dà umiliazione al suo prossimo.

Ai suoi occhi è spregevole il perverso
ma glorifica i fedeli del Signore.

Anche se ha giurato a proprio danno
mantiene la parola data.

Non presta il suo denaro a usura
non accetta doni contro l’innocente.

Colui che agisce in questo modo
resterà saldo in eterno.


Ciao amico,
Ciao amica,

che ne dite di addentrarci nei meandri del salmo 15 con un bel film? Evochiamo solo una scena di Scent of a Woman - Profumo di donna

del 1992 che ha per protagonista un superbo Al Pacino nei panni di un tenente colonnello in pensione, cieco, che in un memorabile e colorito intervento in un’assemblea della Baird School prende le difese di un giovane studente che così viene presentato: “L’anima di questo ragazzo è intatta, non è negoziabile. Qualcuno qui lo voleva comprare, ma il nostro Charlie non vendeva … Quest’uomo non venderà mai nessuno per comprarsi un futuro. E questa, amici miei, si chiama onestà, si chiama coraggio”, si chiama #integrità, potremmo aggiungere.

Integro è proprio colui che ha un'anima intatta, un cuore non frammentato, non diviso in compartimenti stagni, non corrotto dalle mille mafie che amano il degrado, il caos, la confusione per diramarsi con i loro tentacoli. La sua vocazione è al bello e all’armonia. E tutto è unificato in lui per questo scopo. Mente, coscienza, corpo, cuore corrono insieme. Non oscilla al primo vento che soffia. Non rinuncia a essere se stesso per piacere agli altri, non si vende né per denaro né per potere né per gloria.

L’integrità non si improvvisa, non esce magicamente dal cilindro della fatalità, è un cammino, un viaggio, prima di tutto verso la propria intimità, che inizia quando si impara a contemplare la bontà che come un seme è stata posta dentro di noi. Integro fu Noè (cf. Gen 6,9), Abramo (cf. Gen 17,1), Gesù, il Dio con noi, l’uomo completo: tutti sono camminatori, viandanti, pellegrini, che trovano la loro saldezza nel Signore e la loro compiutezza nell’amare e generare all’amore.

L’integro non è sfilacciato, non fa della sua vita un itinerario contorto con passi falsi o felpati o con un passo in avanti e due, tre indietro, non vive con il piede in due scarpe, non indossa infinite maschere per sopravvivere. Forse non ha sempre presente la meta, può persino smarrirla, ma è tutto se stesso nel cammino, non curante dei luccichii illusori degli idoli di turno. L’integro non è perfetto né perfezionista, né tantomeno integralista o fondamentalista: sa che può imparare da qualsiasi situazione, anche la più insolita, inaspettata e tragica; sa fare delle sue fragilità un’occasione di crescita, delle sue crepe il pretesto per interventi strutturali e non banali intonacature che coprono quelle che diventeranno voragini; non impone il suo punto di vista ma propone una visione ampia, magnanime, profetica con la sua prassi mite e nonviolenta.

L’uomo o la donna integra “in verità dice ciò che pensa”: il suo dire concorda con il suo pensare, la mente si accorda alla voce. È Benedetto da Norcia che ci consegna questa espressione nelle sua Regola: il monaco è invitato a pregare nell’assemblea liturgica sotto lo sguardo di Dio ut mens nostra concordet voci nostrae (RB 19,7). Mente e voce si fondino in un’unica sinfonia. Pensare, dire, agire nelle fibre dell’integro è un unico verbo, che si coniuga nel presente dei suoi giorni, senza rimorsi né procrastinazioni.

Integro è chi “non sparge calunnie”, “non fa torto”, “non dà umiliazione”: è il programma di un’intera vita. Chi ha imparato a prendersi cura di se stesso, ad accogliere le proprie fragilità e a custodire come tesori preziosi i propri errori che nel momento opportuno sono i suoi più grandi maestri, non ha bisogno di trovare negli altri perenni pagliuzze, di denigrarli e disprezzarli fino ad umiliarli. Anzi, troverà il gusto di aiutarli e amarli, perché è questo ciò che lo nutre o lo arricchisce.

“Mantiene la parola data”: l’integro sa bene che abbiamo troppi maestri di menzogna davanti agli occhi, troppi opinionisti da quattro soldi che si rimangiano le parole da un talk show all’altro, troppi effusionisti di pareri ma che hanno smarrito la ricerca della verità, troppi abili conferenzieri che seducono senza poi vivere una virgola di quello che proclamano. L’integro non fluttua sulle onde delle mode, la sua parola è sì, sì, no, no e rimane fedele agli impegni assunti. Non teme di essere isolato e rimanere senza amici, perché ha per compagna la verità e per abito nuziale la trasparenza.

“Non presta il suo denaro a usura”, dona e basta. La povertà per lui è uno scandalo. Non si accontenta di fare l’elemosina per liberarsi dal peso dei sensi di colpa, ma pratica la giustizia, crede nella solidarietà, si impegna per la difesa degli innocenti e dei deboli. Non si attacca ai beni di questo mondo che hanno un valore solo se condivisi. “La terra produce abbastanza per tutti” è il suo motto.

L’integro rimane splendido, come un diamante nel carbone. Ed è questo l’augurio anche per noi:


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