Il nostro mondo visto in modo nuovo
2 aprile 2025
Dal Vangelo secondo Marco Mc 10,28-34
In quel tempo 28Pietro prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, 30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. 31Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi». 32Mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti a loro ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: 33«Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, 34lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Un brano in due tempi, quello odierno, entrambi ben noti ma che raramente leggiamo come un insieme inscindibile. Certo, nella promessa del centuplo c’è il piccolo inciso che ricorda la compresenza di “persecuzioni”, ma non sembra avere un rilievo tale da giustificare la reazione dei discepoli, reazione che precede – e non segue – l’annuncio della passione. Gesù infatti – quel Gesù per seguire il quale avevano lasciato tutto – cammina davanti ai discepoli verso Gerusalemme ed essi, invece di rallegrarsi perché stanno ricevendo già ora il centuplo, sono “sgomenti”, lo seguono sì, ma “impauriti”. È a questo punto che Gesù prende in disparte i dodici e va incontro al loro sgomento annunciando nel dettaglio proprio le tragiche conseguenze di quella salita a Gerusalemme, pur culminanti nella resurrezione “dopo tre giorni”.
Ma torniamo all’audace intervento di Pietro, che non pone nemmeno la domanda sulla ricompensa, ma si limita alla constatazione dello sforzo fatto: “Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito!”. Lasciare e seguire sono inscindibili perché la sequela del Signore è fede in lui – e non in altro o in altri - cioè adesione, restargli accanto qualunque cosa accada. Così staccarsi dalle cose, dai beni, dalle persone che ci hanno generato perché diventassimo adulti, abbandonare i beni è premessa all’abbandonarsi in Dio, al riconoscersi ed essere riconosciuti suoi figli, quindi anche eredi, eredi del regno, eredi della vita eterna.
Questo rendersi e conservarsi liberi da padroni diversi dal Signore rende possibile anche una libertà di giudizio, di discernimento: liberi da condizionamenti possiamo contemplare la realtà, discernere le situazioni e gli eventi, financo le persecuzioni, guardare le persone con l’occhio di Dio, con il suo sguardo d’amore. Possiamo vedere l’invisibile, che non è meno reale del visibile, possiamo conoscere che l’impossibile è possibile. Resi leggeri, possiamo camminare più speditamente; liberata la mente da molte preoccupazioni, possiamo renderla docile ai pensieri di Dio e vincere così lo “sgomento” di fronte all’ignoto che si trasforma nell’inatteso del Dio con noi.
Le parole del Signore sul centuplo, allora, non sono lì per farci valutare la convenienza di un investimento: lascio qualcosa per ricevere cento volte tanto, seguo, obbedisco a una persona per giudicare tutte le altre… No, le promesse del Signore sono lì per farci discernere un nuovo mondo anzi, il nostro mondo visto in modo nuovo, quello vero: l’altro, anche se moltiplicato per cento, è fratello, sorella, e non nemico; la casa serve per accogliere l’ospite non per escludere l’estraneo; i campi sono lì a nutrimento e gioia di tutti – gigli, uccelli dell’aria, animali, uomini, donne e bambini… - e non terreno di battaglia per lotte fratricide.
Questo può sembrarci utopia, è utopia se restiamo attaccati alle ricchezze. È invece rigenerazione, nuova creazione se seguiamo il Signore. Impossibile a noi essere umani, ma possibile a Dio e al suo amore.
fratel Guido