“Che cosa volete che io faccia per voi?"
30 agosto 2025
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 20,29-34 (Lezionario di Bose)
In quel tempo 29mentre uscivano da Gerico, una grande folla seguì Gesù. 30Ed ecco, due ciechi, seduti lungo la strada, sentendo che passava Gesù, gridarono dicendo: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 31La folla li rimproverava perché tacessero; ma essi gridavano ancora più forte: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 32Gesù si fermò, li chiamò e disse: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 33Gli risposero: «Signore, che i nostri occhi si aprano!». 34Gesù ebbe compassione, toccò loro gli occhi ed essi all'istante ricuperarono la vista e lo seguirono.
È davvero strana la domanda che Gesù rivolge ai due ciechi che lo sentono passare e gli gridano di avere pietà di loro. Davvero strana perché sembra che il cieco sia Gesù. Ma davvero Gesù non riesce a vedere cosa possono volere da lui due persone cieche? Non ci vuole mica tanto a capire che due ciechi non desiderano altro che avere la vista! Ma allora perché Gesù fa questa domanda?
Tanto più che, a pensarci bene, questi stessi interrogativi sorgono non di rado anche in noi? Anche a noi capita di invocare il Signore perché intervenga a nostro favore e lui sembra temporeggiare, quasi che non veda di cosa abbiamo bisogno. Lo stesso viene da pensare a riguardo delle tante situazioni internazionali di guerre, sofferenze, disastri naturali…
Poco prima del nostro brano (v. 21) troviamo la stessa domanda. Gesù domanda alla madre dei figli di Zebedeo che si era prostrata davanti a lui: “Che cosa vuoi?”.
Questi episodi sono narrati anche dagli evangelisti Luca e Marco. Soprattutto in Marco (Mc 10,35 ss e Mc 10, 46 ss) la domanda è posta in modo esattamente identico. Gesù chiede al cieco: "Che cosa vuoi che io faccia per te?", e ai due discepoli: “Che cosa volete che io faccia per voi?”. La differenza strutturale è ciò che suscita queste domande di Gesù. I ciechi domandano di aver pietà di loro, mentre i due discepoli domandavano: "Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo". I due ciechi in Matteo si rivolgono a Gesù chiamandolo Signore per ben tre volte e non sono i due discepoli che fanno la richiesta ma la loro madre. È evidente come Matteo nella sua narrazione cerchi di non mettere in cattiva luce i due discepoli, e questo già ci orienta a capire che c’è qualcosa che non va. Ciò che è discriminante è veramente l’esplicitazione di ciò che si desidera. Credo che sia per questo che Gesù pone questa stessa domanda sia ai ciechi che alla madre e ai due discepoli.
Ma oggi questa domanda Gesù la rivolge a anche noi che siamo in ascolto di questa pagina evangelica. Gesù oggi interroga ciascuno di noi per capire cosa vogliamo che lui faccia per noi. Ciascuno di noi deve analizzarsi in profondità ed esplorare l’intimità del proprio cuore per capire qual è davvero la propria volontà. Gesù pone questa domanda perché vuole che ciascuno di noi faccia chiarezza in sé stesso. Lui sa benissimo ciò di cui abbiamo veramente bisogno!
Ciò che fa la differenza tra la richiesta dei due discepoli e quella dei due ciechi è che i primi chiedono posti di potere, i secondi la vista. Vista che gli permetterà rimettersi alla sequela di Gesù che sta salendo a Gerusalemme per affrontare la passione.
Anche noi nel nostro cammino di discepolato dietro al Signore dobbiamo chiederci cosa orienta le nostre richieste al Signore. Un sincero desiderio di seguire il Signore o interessi personali o, ancora peggio, la volontà di piccoli gruppetti desiderosi di potere?
E se scopriamo che anche noi ricerchiamo posti di potere non dobbiamo spaventarci, occorre prenderne atto e lasciare che la parola dell’evangelo discenda in queste nostre zone di ombra per evangelizzarle e riorientarle secondo la buona notizia portata da Gesù.
fratel Dario a Cellole