Testimoni ai margini della storia

Foto di Sam Farallon su Unsplash
Foto di Sam Farallon su Unsplash

7 gennaio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 2,13-18 (Lezionario di Bose)

13I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
14Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

Dall'Egitto ho chiamato mio figlio.

16Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. 17Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:

18Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamentogrande:

Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più.


La nascita di Gesù rivela l’esistenza di due storie: la “grande storia” dell’umanità e la storia della salvezza di Dio, così discretamente intrecciata alla prima da poter passare inosservata. Occorrono occhi di fede e l’accoglienza della Parola di Dio per scorgere l’azione divina nel Figlio Gesù, venuto nel mondo per portare un amore che non si spegne mai (cf. Gv 13,1).

Meravigliosa la storia di Maria e Giuseppe, che hanno detto sì alla loro singolare vocazione. Accolgono la nascita di Gesù e se ne prendono cura con tutto il loro amore: lo avvolgono in fasce e lo depongono in una mangiatoia.

Dio ha visitato il mondo attraverso suo Figlio, che entra nella nostra condizione umana fragile. È accolto da gente povera e semplice, ai margini della grande storia, e si trova subito immerso nella condizione faticosa di chi è povero, senza nulla da far valere. E sappiamo che Gesù adulto conoscerà il rifiuto, fino a subire un’ingiusta condanna a morte.

I racconti evangelici del Natale non lasciano spazio a fughe in un mondo sdolcinato e spiritualistico, che esiste solo per chi evade dalla realtà! Gesù nasce in un contesto sempre confrontato con la legge che governa il mondo: il potente di turno che impone e difende i propri privilegi e il proprio dominio, anche con colpi feroci.

Proprio oggi il Vangelo racconta come il re Erode, sentendosi minacciato dopo aver appreso da alcuni Magi venuti da Oriente che è nato il “re dei Giudei”, reagisce ordinando il massacro di tutti i bambini di Betlemme e dintorni dai due anni in giù.

Il gesto di Erode richiama quello del faraone d’Egitto, secoli prima, quando si sentì minacciato da una comunità di migranti, i figli d’Israele, che stava diventando forte e prospera (Es 1,8ss). È una dinamica che si perpetua lungo tutta la storia dell’umanità, fino ai faraoni di oggi. Basta pensare ai bambini ucraini, a quelli lasciati morire di fame, sete e freddo a Gaza, nello Yemen, alle ragazze dell’Iran e dell’Afghanistan, ai ragazzi usati come soldati nelle guerre “dimenticate”… L’essere umano, per difendere il proprio potere, è pronto a sacrificare persino l’ultimo ramoscello verde dell’albero della vita!

Dio, però, non dimentica il suo progetto di salvezza e continua a lavorare alla trasformazione dei cuori attraverso la sua compassione. L’incarnazione del Figlio è il sigillo di questo “folle” amore.

Così, quando Erode decide di uccidere i bambini di Betlemme, Dio si manifesta di nuovo a Giuseppe in sogno. Appena Giuseppe ascolta la Parola di Dio, la mette in pratica: prende il bambino e sua madre e parte in esilio, in Egitto, dove rimane fino alla morte di Erode. In questo modo si compie la parola del profeta Osea: “Dall’Egitto ho chiamato mio Figlio” (Os 11,1) – parola dell’esodo, della liberazione, della salvezza, che Gesù ha la missione di portare a compimento. 

Si profila la croce, il mistero della morte e risurrezione di Gesù, dono della sua vita per noi: l’albero della vita, dove scorre la linfa di vita nuova per chi mette i suoi passi sulle sue tracce. A questa salvezza hanno partecipato in modo prematuro i piccoli di Betlemme, che la comunità cristiana oggi riconosce come martiri, testimoni del Salvatore.

sorella Alice


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