La morte non eroica di un grande uomo

Foto di Alexander Pogorelsky su Unsplash
Foto di Alexander Pogorelsky su Unsplash

6 febbraio 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,14-29 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 14il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». 15Altri invece dicevano: «È Elia». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». 16Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». 17Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. 18Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». 19Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, 20perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
21Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. 22Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». 25E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 26Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 27E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione 28e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. 29I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.


Giovanni Battista, “il più grande tra i nati da donna”, il profeta che unisce l’antica alla nuova alleanza, viene imprigionato e ucciso da Erode a causa della sua parola profetica. Tuttavia la sua morte non è una morte eroica: egli viene ucciso per il capriccio di una ragazza e per la debolezza di un re. Ancora oggi quanti uomini e donne vanno incontro alla morte per il “capriccio dei potenti”! Essere testimoni del Signore Gesù significa non chiudere gli occhi di fronte all’ingiustizia.

Giovanni è il precursore del Messia Gesù fino alla morte: per questo di lui solo è narrata la sepoltura. Egli muore perché ha denunciato l’ingiustizia dei potenti, rimanendo fedele alla Parola di Dio. La sua è una parola evangelica che non si piega al potere, sia esso politico o religioso.

All’inizio del racconto vi è un grande dibattito circa la figura di Gesù e la sua predicazione. La stessa cosa avviene più tardi a Cesarea di Filippi, quando Gesù chiede ai suoi discepoli che cosa dica la gente di lui. La domanda è posta anche a noi continuamente: chi è Gesù per noi? In cosa e come la nostra vita è convertita dal suo incontro?

Erode crede che Gesù sia Giovanni Battista che lui aveva fatto decapitare. Questa convinzione porta a due considerazioni. La prima: il male che facciamo agli altri continuerà a perseguitarci, ripercuotendosi inevitabilmente sulla nostra vita. Non si tratta di una punizione divina – Dio non c’entra – ma del fatto che ogni nostra azione ha conseguenze di cui dobbiamo essere consapevoli.

La seconda considerazione riguarda il malinteso tra la figura di Gesù e quella di Giovanni Battista. Giovanni in tutto è testimone del Messia: non mette mai se stesso al centro, ma indica Gesù, l’Agnello di Dio, tanto da essere confuso con lui. Questo riguarda tutti noi annunciatori della Parola: siamo chiamati a mettere al centro non noi stessi o la “nostra testimonianza”, ma sempre e solo il Signore Gesù e la sua misericordia per ogni essere vivente.

Il Vangelo e Giovanni Battista ci ricordano che agli annunciatori del Regno di Dio sono promessi persecuzione e rifiuto. Ricordiamolo di fronte alla tentazione del successo dentro e fuori dalla Chiesa, e alla ricerca di folle in ascolto adorante della “nostra parola”.

Il Vangelo annunciato con la vita, prima che con le parole, come lo ha vissuto Giovanni Battista, lascia il cuore di chi ascolta sempre inquieto, sospeso nella domanda: che cosa dobbiamo fare? Come le folle che andavano da Giovanni.

Non come Erode, che amava ascoltare Giovanni solo per darsi un tono, per sentire belle parole che non lo interpellavano nella verità. Di fronte al proliferare di predicatori anche sui social media e a questa sete di ascoltare, viene da chiedersi quanto questo ascolto compulsivo di “belle parole” possa diventare occasione per mettere in discussione la propria vita.

Non ascoltiamo la Parola di Dio per sentirci confermati nelle nostre certezze, ma per intraprendere insieme un cammino di autentica conversione.

Questo predicava Giovanni sulle rive del Giordano: un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Siamo tutti chiamati a essere annunciatori del Regno di Dio con la nostra vita prima che con le parole, ricordando sempre che l’annuncio del Regno di Dio e del giudizio che verrà non può mai essere separato dall’annuncio della misericordia di Dio per ogni essere vivente, misericordia che per noi è una persona concreta: Gesù, nostro Dio e Signore.

fratel Nimal


Il vangelo del giorno è un servizio gratuito. Se vuoi, puoi contribuire alle spese tecniche del sito.