Gesti e parole che raccontano Dio
7 febbraio 2026
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 6,30-44 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 30gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. 32Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. 34Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. 35Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; 36congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». 37Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». 38Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». 39E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde. 40E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. 41Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. 42Tutti mangiarono a sazietà, 43e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. 44Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Il brano del Vangelo di oggi narra in modo semplice e lineare come i discepoli scoprano pienamente la loro identità di apostoli unendosi alle folle al seguito di Gesù e infine diventino tutti gregge di un unico pastore.
La marcia della gente assetata di un altro segno prodigioso e i discepoli, che si ritirano in disparte dopo una predicazione itinerante, si intrecciano e convergono in un luogo appartato per ascoltare il Maestro: quindi è inevitabile che sorga una crisi per mancanza di cibo.
Gesù allora offre a loro un nuovo insegnamento, passando cioè dalle parole alle azioni e così riesce a moltiplicare la scarsa riserva di cibo dei suoi discepoli affinché siano sfamate le moltitudini.
È la parola di Gesù il vero elemento di rottura, l’evento che cambia la situazione bloccata da un’apparente mancanza di soluzione. Secondo Marco questo si tratta di un evento che si svolge con molta naturalezza, con l’evidenza inconfutabile di ogni gesto premeditato da Gesù, il “pastore buono” che si commuove alla semplice vista della gente.
Ciò che manca invece è la capacità da parte dei discepoli di prendersi cura del gregge lì radunato perché hanno perso la memoria della promessa di Dio che assicura sempre la manna a chi deve attraversare un deserto (cf. Dt 8,3).
Eccoci al punto di svolta della crisi dei discepoli dopo la narrazione al Maestro dei risultati della loro missione. Pur avendo sperimentato la forza dirompente dell’annuncio del Vangelo che guarisce e sottomette gli spiriti impuri ora si misurano con la loro impotenza.
Manca qualcosa ai discepoli, ci vuole dire Marco, perché diventino veri apostoli; è cioè necessario sperimentare un fallimento, una mancanza di risorse per discernere la qualità del loro ascolto e della loro fiducia nella persona di Gesù.
Gesù, infatti, insieme alle parole d’insegnamento mostra a tutti i gesti che plasmeranno il volto della nuova comunità dei credenti, i gesti del rendimento di grazie, dell’eucaristia. Così si può risolvere la crisi dei discepoli: nel rendersi disponibili a fare di ogni gesto una preghiera che sale al cielo come lo sguardo di Gesù, una benedizione per rendere grazie dei doni ricevuti dal Padre e condividere un unico pane.
Anche la presenza dei discepoli è quindi un dono per cui rendere grazie e Gesù affida a loro il compito di sfamare le folle affinché diventino un solo corpo e un solo spirito (cf. Ef 4,4).
Ora sì che appare uno sfondo verdeggiante a riempire lo spazio isolato verso cui tutti si erano diretti. A coloro a cui mancavano le possibilità e i mezzi per superare la crisi è ora fatto dono di una Parola che fa “rifiorire il deserto” (Is 35,1). Il cibo preparato da Gesù è quindi profezia del banchetto del Regno, il segno della presenza del Messia che dona una parola che sazia perché non si esaurisce mai.
Gesù è quindi profeta e maestro sempre, nelle parole come nei gesti, e invita tutti ad un ascolto che diventi preghiera, comunione e gioia secondo il Vangelo.
È così che i discepoli diventano apostoli, raccontando le parole della fede uniti a quella Parola potente che come i pani nel deserto diverrà il Pane di Vita al momento dell’ultima cena.
Oggi noi riceviamo da Gesù le parole della fede per diventare insieme a lui figli e figlie di Dio.
fratel Norberto
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