Un gesto irrilevante?
28 marzo 2026
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 12,38-44 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù 38diceva loro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
41Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. 42Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. 43Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Gli Scribi e una vedova povera sono i protagonisti dell’odierna pagina di vangelo. Le due figure, così differenti per condizione sociale - influenti e ben formati sulla Legge i primi, semplice e umile la seconda – sono qui accostate per fare emergere i diversi atteggiamenti con cui possiamo vivere la nostra fede e tradurla in comportamenti e azioni. È un testo che ci interpella: chi mettiamo al centro, il Signore o noi stessi?
“Guardatevi…”. Gesù è un attento osservatore e ha notato con una certa ironia le lunghe vesti con cui gli Scribi passeggiano, la lunghezza delle loro preghiere, la loro ricerca dei primi posti… Un comportamento che rivela un’eccessiva preoccupazione di sé.
Il “come”, lo stile esteriore esprime l'autenticità e le motivazioni delle nostre azioni: ricerchiamo lo sguardo compiacente degli altri, il loro apprezzamento, oppure ci basta saperci sotto lo sguardo del Padre che vede nel segreto, uno sguardo di amore che accompagna le nostre vite e ci avvolge nell’intimo del nostro cuore?
Una scena apparentemente più dimessa si presenta agli occhi di Gesù quando vede una vedova povera venuta al tempio a versare la propria offerta, “due monetine”. Lei sì, senza volerlo, senza alcuna intenzione, non passa inosservata, è “vista e riconosciuta” da Gesù. Questa donna rappresenta una categoria sociale marginale nella società del tempo, che viveva ai limiti della sussistenza, spesso oggetto della sopraffazione da parte dei potenti che ne “divorano le case”.
A differenza di tanti altri che mettono nel tesoro del tempio parte del loro superfluo, lei, “nella sua miseria, vi ha gettato tutto quanto aveva per vivere” (letteralmente: “la sua vita”). Anche qui ci interessa il “come”, che rivela la forza interiore di chi non confida in se stessoe può perciò donare in modo disinteressato, fino al dono totale di sé.
Il suo gesto ricorda quello compiuto dalla vedova di Sarepta che accoglie il profeta Elia preparandogli un pasto con l'ultima manciata di farina e un po’ di olio che aveva in casa (cf. 1Re 17,7-16), tutto quello che restava a lei e a suo figlio per vivere. Il profeta la rassicura: la farina nella giara non si sarebbe esaurita e l'orcio dell'olio non sarebbe diminuito fino al ritorno della pioggia. Il poco che possiamo offrire all’altro è già una benedizione e si moltiplica nella condivisione.
Nella logica evangelica c’è un “perdere”, un lasciare che paradossalmente ci è restituito in abbondanza di vita: “Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo” (Lc 6,38). Non preoccupiamoci tanto di quanto riteniamo di riuscire a dare, preoccupazione che rischia di bloccarci, ma mettiamo in circolo le monete/i talenti che ci sono stati affidati, fosse anche uno solo.
Siamo chiamati a donare con quello che siamo, con le nostre forze e i nostri limiti: Dio non misura la quantità ma la qualità, guarda alla purezza delle intenzioni, se siamo mossi da uno spirito di gratuità oppure dalla logica del calcolo.
Il gesto di questa donna, irrilevante agli occhi dei più, anticipa il dono totale che di lì a poco Gesù avrebbe fatto della sua vita per salvarci. Senza che lei lo sappia, la sua testimonianza è giunta a noi e si prolunga nell’eternità.
fratel Salvatore