“Uno di voi mi tradirà”

Dettaglio della parete esterna della chiesa di San Secondo, Magnano
Dettaglio della parete esterna della chiesa di San Secondo, Magnano

2 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 26,17-25 (Lezionario di Bose)

17Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 18Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: «Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli»». 19I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
20Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. 21Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. 24Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». 25Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».


Con la decisione dei capi dei sacerdoti e degli anziani del popolo di far morire Gesù inizia il cammino della passione di nostro Signore. Giuda, uno dei Dodici, si è fatto loro collaboratore per consegnarlo nelle loro mani (cf. Mt 26,1–5; 14–16). D’altra parte, nello stesso tempo, una donna si avvicina a Gesù e versa sul suo capo un profumo molto prezioso (cf. Mt 26,7). Un gesto che Gesù definisce come annuncio profetico della sua morte e preparazione del suo corpo per la sepoltura. Un atto d’amore nel cuore delle violenze che si abbattono su di lui. Questa donna ha compreso che Gesù è l’Agnello, il Servo di Dio, che va liberamente verso la sua morte. Che fa della sua morte un’offerta d’amore. Scrive Giovanni nel suo vangelo: “Venuta la sua ora, avendo amato i suoi, li amò fino alla fine”. (Gv 13,1). Affinché tutti “abbiano la vita in abbondanza” (Gv 10,10). La croce è parola dell’amore di Dio per noi. Allo stesso tempo la croce parla della resurrezione, perché il Padre e Creatore ha fatto risorgere Gesù dai morti. 

Con il Giovedì Santo entriamo nel Triduo Pasquale, nel quale celebriamo gli eventi della passione, morte e resurrezione di Gesù. Diventiamo contemporanei e partecipi alla sua Pasqua anche noi. Così professiamo la nostra fede nella resurrezione, l’amore più forte della morte. Come primo testo evangelico di questo giorno leggiamo la narrazione della preparazione, e poi l’inizio, di quella cena che sarà l’ultima di Gesù con i suoi discepoli. 

I discepoli domandano a Gesù: “Dove vuoi che prepariamo per poter ‘mangiare la Pasqua’?”. Questa espressione indica la cena che ricorda la liberazione dei figli d’Israele dalla schiavitù d’Egitto. Per i discepoli quella cena della Pasqua ebraica con Gesù si caricherà della memoria di una liberazione più grande e più radicale: la liberazione dalla morte e il dono della vita piena in Cristo Gesù (cf. 2Tm 2,10). Essa diventa il memoriale del Figlio di Dio, morto per la nostra salvezza, gloriosamente risorto e asceso al cielo e di cui attendiamo la venuta.

Quando inizia quest’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli il clima tra di loro è carico di tensione. Giuda è presente. Appena prima aveva tradito Gesù alle spalle di tutti. Come celebrare questa Pasqua in un’atmosfera di menzogna e di infedeltà? Seduti a tavola, Gesù dice ai discepoli: “In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà” (v. 21). È una parola offerta al traditore per esaminarsi. La raccolgono anche tutti gli altri e, turbati, si interrogano. Uno dopo l’altro, profondamente rattristati, chiedono: “Sono forse io?” (v. 22). 

È l’ora di Gesù, ed è l’ora anche per il discepolo, di allora come di oggi, di fare verità in sé stesso davanti al Figlio dell’uomo. Quando si partecipa alla cena del Signore, infatti, è importante domandarsi se si è davvero nella fede (cf. 2Cor 13,5). 

L’apostolo Paolo scriveva alla comunità di Corinto: “Ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga. […] Ciascuno, dunque, esamini sé stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve il proprio giudizio” (1Cor 11,26–29).

sorella Alice