Il giudizio a giudizio

Foto di Federica Ariemma su Unsplash
Foto di Federica Ariemma su Unsplash

21 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,19-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 19Gesù riprese a parlare e disse ad alcuni capi dei Giudei: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. 20Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. 21Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. 22Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, 23perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
24In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 25In verità, in verità io vi dico: viene l'ora - ed è questa - in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. 26Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, 27e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. 28Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce 29e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. 30Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato».


Come un bambino a cui il padre insegna con pazienza il mestiere della vita adulta, così è pure il Figlio di Dio. “Da se stesso, non può fare nulla”.

Allora, come il Padre dà la vita, così anch’egli apprende a dare la vita; come il Padre giudica, così anch’egli impara a giudicare. Questo sarebbe il logico sviluppo delle parole di Gesù. Non è questo però ciò che egli dice!

“Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio”. Siamo di fronte a una contraddizione evidente: il Padre non ha alcuna intenzione di giudicare gli umani e dunque demanda questa delicata incombenza al Figlio; il quale però non sa come svolgerla se non la vede operare dal Padre.

Ne risulta che ad essere sottoposto a giudizio qui è soprattutto il giudizio stesso, che vede sempre più restringersi il suo margine d’azione, fino a risultare quasi impossibile.

“Sono io che do la morte e faccio vivere” (Dt 32,39), sentenziava il Signore al termine della Legge. Sulla bocca di Gesù invece già si opera una prima delimitazione: Dio fa vivere, sì, ma non dà la morte, semmai giudica. Il giudizio, certo, può concludersi con una condanna, ma questa non è automatica.

In più, Gesù precisa che in realtà il Padre non giudica nemmeno, ma chiede al Figlio di farlo. Il Figlio però non sa esattamente come. Una cosa sola sa, di non poter far nulla da se stesso. Ora, poiché il Padre non gli mostra come giudicare, deve limitarsi ad ascoltare, non può che basare il suo giudizio sulla parola che ode da lui, e questa parola, sulle sue labbra, è “vita”. Il Figlio non può che rendere giusto il suo giudizio conformandolo alla volontà di colui che l’ha mandato, e questa volontà è salvezza per tutti gli umani (1Tm 2,4). “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Gv 3,17).

Non a caso, il motivo per cui il Padre demanda al Figlio la facoltà di giudicare è il suo essere Figlio dell’uomo, il suo essere simile a un figlio d’uomo (Dn 7,13), simile ai fratelli in umanità e dunque capace di compassione (Eb 2,17). Povero giudizio, sottoposto a una simile confusione di cariche: a essere costituito giudice è l’avvocato difensore!

Il giudizio poi si vede drasticamente ridimensionato anche dal lato degli imputati. Chi ascolta la Parola e crede infatti gli sfugge automaticamente di mano: ha la vita eterna e non va incontro al giudizio. Chi non ascolta invece, preferendo inspiegabilmente crogiolarsi nelle sue tenebre, si è già giudicato da se stesso (Gv 3,18-19).

In definitiva, alle grinfie del giudizio non resta che una categoria di umani, quelli che sono morti facendo il male. Anche per questi però il giudizio consisterà più che altro nella facoltà di scegliere tra l’ascolto e il rifiuto della Parola di Dio, e questa scelta avverrà dopo che essi saranno stati risuscitati da quella stessa parola, dopo cioè che saranno stati costretti a sperimentare in se stessi la sua forza di vita. Potranno forse rifiutare?

fratel GianMarco


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