Scrutare le Scritture: la speranza, la lampada, la Via per la vita
22 aprile 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 5,31-47 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse ad alcuni capi dei Giudei: 31«Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. 32C'è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. 33Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. 34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. 35Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. 36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, 38e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. 39Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. 40Ma voi non volete venire a me per avere vita. 41Io non ricevo gloria dagli uomini. 42Ma vi conosco: non avete in voi l'amore di Dio. 43Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. 44E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall'unico Dio?
45Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. 46Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. 47Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
Gesù, “salito a Gerusalemme” (5,1) per “dare la vita” (5,21), “opera” (5,36) “perché siamo salvati” (5,34). Gesù rimanda i suoi interlocutori, “alcuni capi dei giudei” (5,18) alla “lampada” (5,35) Giovanni e alla “vostra speranza” (5,45) Mosè. Gesù rimanda allo “scrutare le Scritture”, perché “voi ritenete in esse la vita” e “proprio esse sono le testimonianti per” Lui (5,39).
Giovanni evangelista ironizza con i capi e con noi oggi perché rimanda a quel tale che cerca una lettera importante che non riesce a trovare, ma quella lettera è proprio nella cassetta delle lettere e lui non riesce a vederla.
“La lampada”, “l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo” (3,29). Queste parole di Giovanni pronunciate a Ennòn (3,23) rimandano anche noi a interrogarci sulla nostra vera identità. Giovanni fa quello che ogni discepolo, ogni vero scrutatore della Scrittura, è chiamato a fare: “diminuire per far crescere…” (3,30).
“Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo ma gli esseri umani hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie” (3,19). “Chiunque infatti fa il male odia la luce e non viene alla luce…” (3,20).
“Nessuno di voi credette nel Signore vostro Dio” (cf. Dt 1,32). Non avete ascoltato e vi siete ribellati alla voce del Signore (cf. Dt 1,43). “Queste sono le parole che Mosè rivolse a tutto Israele…” (cf. Dt 1,1). Così si apre il libro del Deuteronomio e Gesù rimanda i suoi interlocutori di allora e noi oggi ai suoi scritti, agli scritti di Mosè.
“Mosè, la vostra speranza, ha scritto di me” (cf. 5,45-46). Mosè è sulla bocca dei capi dei giudei, ma evidentemente non nella loro mente e nel loro cuore: “Se non credete ai suoi scritti come potrete credere alle mie parole?” (5,47).
“Ma noi vogliamo andare a Gesù per avere una vita?” (cf. 5,40). Il desiderio del Padre, il desiderio di Gesù è stato, è e sarà sempre che ogni essere umano abbia “vita abbondantemente” (10,10).
Le radici dell’inciampo dei capi dei giudei sono evidenziate da Gesù che dice loro: “Voi ricevete gloria gli uni dagli altri” (5,44). Se “scrutiamo le Scritture” nel libro delle genealogie, la Genesi, troviamo queste radici di inciampo degli umani, quindi di ogni luogo e tempo:
- la tendenza ad una relazione fusionale, di bramosia, di cupidigia, di gelosia, il cui prototipo è la prima relazione incestuosa madre-figlio (cf. Gen 4,1);
- la tendenza a una relazione autoreferente, e alla fine idolatrica, il cui prototipo è “il male di ogni intimo intento” degli umani del tempo prima del diluvio (cf. Gen 6,5);
- la tendenza a una relazione uniformante, “unica lingua e uniche parole”, in fine anch’essa idolatrica, il cui prototipo è la relazione babelica (cf. Gen 11,1).
Perché possa essere vista e agire la Luce, perché possa interrogare e finalmente provocare compunzione, pentimento e conversione, è necessaria un’altra Via, non quella della gloria gli uni dagli altri. Via indicata da Mosè: “Non farete dèi d’argento e dèi d’oro accanto a me, non ne farete per voi” (cf. Es 20,23); Via indicata da Giovanni: “Io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli…” (cf. Mt 3,9); Via che è Gesù che chiede a tutti di “essere generati da Dio” (1,13): “Dovete nascere dall’alto” (3,7) dal “Padre delle luci” (Gc 1,17).
fratel Giuseppe
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