Seduto con i discepoli
23 aprile 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 6,1-15 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 1Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 2e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. 3Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 4Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
5Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 6Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. 7Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 8Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 9«C'è qui un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?». 10Rispose Gesù: «Fateli sedere». C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. 11Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. 12E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 13Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
14Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». 15Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.
In questo brano nulla è detto dell’insegnamento di Gesù: esso avrà luogo l’indomani, dall’altra parte del mare, dopo una notte passata da Gesù da solo in preghiera. Qui l’insegnamento è dato dal segno stesso, il segno del pane a sazietà è insegnamento. C’è la folla che segue Gesù per “i segni che operava sugli infermi”, una folla dunque che cerca guarigione per sé o per gli infermi in mezzo a sé, eppure Gesù non guarisce nessuno, ma sembra voler condurre la folla a un’altra consapevolezza di infermità, sanare un’altra carenza di vita piena, saziare un’altra fame. Ma questa folla, inferma di un’infermità a lei ignota, diviene occasione per lo svelamento anche di un altro limite, di un’altra debolezza: quella dei discepoli.
Filippo, Andrea e con loro gli altri sono condotti a riconoscere che ciò che hanno non basta, non è sufficiente: cosa può mai essere per tanta gente? Qualcosa hanno, sì, ma non basterà mai, non potrebbe bastare nemmeno se la folla fosse minore di numero. Il problema, per loro come per noi, è di giungere a capire che hanno con loro Qualcuno, non qualcosa o, meglio, che sono con Qualcuno, che la loro qualità di discepoli è di essere, di stare saldi con Gesù e non quella di avere mezzi a sufficienza.
Così, a una folla che cerca guarigioni e ai discepoli che cercano mezzi per sfamarla, Gesù offre cibo in abbondanza, offre pascolo verdeggiante e li conduce a toccare con mano la vita in abbondanza che sgorga spontaneamente, nell’azione di grazie, dal semplice fatto di essere con il Signore. Eppure la folla, come i loro e nostri padri nel deserto, nutriti dal pane del cielo, ha ancora il “cibo sulla bocca” e subito riprende quell’incomprensione che è peccato, non -riconoscimento dell’operare di Dio, travisamento della sua volontà. Affascinati da un guaritore cercavamo una soluzione alle nostre infermità; ora, sfamati con il pane, lo chiamiamo profeta e vogliamo farlo re, così non dovremo più preoccuparci di come avere pane, come se la prima preoccupazione di re e potenti fosse quella di venire incontro ai bisogni dei più bisognosi!
E così, resi miopi dal bisogno e offuscati dal ventre sazio, non scorgiamo in Gesù il pastore che si commuove per noi sue pecore, non discerniamo la nostra fame e la nostra sete autentica, non cogliamo la dolcezza dello “stare con” il Signore che è lì, seduto accanto a noi. Avremo bisogno di patirne l’assenza, di remare a lungo contro vento, di ascoltarne la voce, di accoglierne l’insegnamento… Per i nostri cuori appesantiti, infatti, i segni da soli non parlano: senza il Signore accanto a noi, senza il suo Spirito che ci insegna ogni cosa e ci svela il senso della Legge e dei Profeti, come i fratelli del ricco epulone non arriveremmo a convertirci nemmeno se qualcuno risuscitasse dai morti. Quando celebriamo l’eucarestia, come quando ci accostiamo nella preghiera al vangelo, noi riceviamo la Parola che è pane di vita: grazie ad essa le nostre infermità, le nostre insufficienze, i nostri limiti conoscono la comunione con il Signore, quello stare con lui che solo sana in profondità ogni nostra malattia.
fratel Guido
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