“Chi ha sete venga!”

Foto di Janine Jolen su Unsplash
Foto di Janine Jolen su Unsplash

1 maggio 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 7,25-39 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 25alcuni abitanti di Gerusalemme dicevano di Gesù: «Non è costui quello che cercano di uccidere? 26Ecco, egli parla liberamente, eppure non gli dicono nulla. I capi hanno forse riconosciuto davvero che egli è il Cristo? 27Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di dove sia». 28Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: «Certo, voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure non sono venuto da me stesso, ma chi mi ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. 29Io lo conosco, perché vengo da lui ed egli mi ha mandato».
30Cercavano allora di arrestarlo, ma nessuno riuscì a mettere le mani su di lui, perché non era ancora giunta la sua ora. 31Molti della folla invece credettero in lui, e dicevano: «Il Cristo, quando verrà, compirà forse segni più grandi di quelli che ha fatto costui?».
32I farisei udirono che la gente andava dicendo sottovoce queste cose di lui. Perciò i capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. 33Gesù disse: «Ancora per poco tempo sono con voi; poi vado da colui che mi ha mandato. 34Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire». 35Dissero dunque tra loro i Giudei: «Dove sta per andare costui, che noi non potremo trovarlo? Andrà forse da quelli che sono dispersi fra i Greci e insegnerà ai Greci? 36Che discorso è quello che ha fatto: «Voi mi cercherete e non mi troverete», e: «Dove sono io, voi non potete venire»?».
37Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva 38chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva». 39Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.


Innanzitutto è bene ricordarci sempre che i Vangeli sono stati scritti per noi e non per quei personaggi che sono lì proprio a rappresentarci, affinché ci riconosciamo in chi aderisce a Gesù, e anche in chi non vuole o non riesce a credergli, sapendo che l’essenza della sua parola è la fedeltà, perché le sue misericordie sono infinite. 

Ascoltiamo che Gesù per parlare di sé parla del Padre. Colpisce che del tutto della sua vita egli affermi e sottolinei l’origine e la motivazione nel Padre. Ciò nasce dalla sua libertà. In quanto figlio d’Israele e figlio di Dio, del Dio liberatore, Gesù è libero anche da se stesso al punto da non cercare nulla di sé né per sé. È venuto dal Padre, e anche le sue parole vengono dal Padre. In quanto figlio è sempre rivolto verso il Padre, e dunque decentrato da sé stesso e sempre aperto al dono, ricevuto e dato. Vuole vivere in comunione col Padre, del quale conosce l’infinito e gratuito amore, vuole essere abitato, guidato da lui come il solo ispiratore della propria vita. Al punto che la sua obbedienza coincide con la sua esistenza. 

È per amore che Gesù svuota se stesso per accogliere in sé il Padre e il suo Spirito, e per narrarli all’umanità: perché è questa la sola dinamica dell’amore per Dio e per noi umani.

Queste cose che Gesù dice di sé nel suo rapporto con Dio sono le sue personali risposte alle domande che abitano ogni umano: infatti ognuno/a ha sete di sapere da dove viene, dove va, e perché e per chi è qui.

E Gesù, a questa sua obbedienza amorosa, invita anche chi vuole seguirlo.

Per questo nell’ultimo giorno della festa delle Capanne, che fa memoria del cammino nel deserto, Gesù si alza in piedi e a gran voce dice: “Chi ha sete venga a me e beva”. Gesù si rivela la Shekinà, la presenza di Dio tra di noi, profetizzata da quella Roccia da cui sgorgò l’acqua che già accompagnava Israele nel deserto (cf. 1Cor 10,4). E annunciata in quella fonte di acque eterne e risanatrici che sarebbe sgorgata dal lato destro del tempio nei giorni del Messia, per dare vita a tutto e a tutti (cf. Ez 47,1-12). Ciò che poi l’evangelista vedrà simbolicamente sgorgare dal fianco di Gesù in croce (cf. Gv 19,34).

Gesù si rivela essere questa fonte di vita eterna, rivelazione di sé che solo il Dio d’Israele poteva fare, perché solo lui risponde al più profondo bisogno e desiderio del cuore umano, alla sete radicale di ogni creatura, anche non umana, come la sete della cerva cui siamo paragonati nel Salmo 42. Tutti siamo assetati:  di giustizia, di senso, di amore, di comunione, di perdono, di bellezza e di pace.

Nulla più e meglio della sete esprime questo nostro bisogno e desiderio che ci abita, sete che i Ssalmi di continuo ci ricordano. Sete alla quale Dio risponde venendo ad abitare in noi con il dono dell’acqua viva che è il suo Spirito santo, la sua vita stessa che sola risponde a quella sete. 

Perciò questa nostra povertà, la nostra grande sete può diventare luce per noi rivelandoci a noi stessi immagine di Dio.

Infatti Gesù stesso disse sulla croce: “Ho sete” (Gv 19,28). Ed era la sete nostra che Gesù ha fatto sua, ma non solo. Era anche la sete che Dio ha di noi, il suo desiderio di noi che è il vero motivo e motore della storia, e grazie al quale mai e poi mai ci abbandonerà.  

sorella Maria


Il vangelo del giorno è un servizio gratuito. Se vuoi, puoi contribuire alle spese tecniche del sito.