Guarire, un evento di relazione
6 luglio 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 9,18-26 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 18mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi, si prostrò dinanzi a Gesù e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». 19Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.
20Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. 21Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». 22Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell'istante la donna fu salvata.
23Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù 24disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. 25Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. 26E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.
Questa pagina del vangelo, che annuncia sì due miracoli di Gesù, ci parla però anzitutto di relazioni, relazioni all’interno delle quali e grazie alle quali avvengono anche le guarigioni narrate. Forse a una prima lettura questo dato sfugge, ma se si segue una traduzione un po’ più letterale esso balza all’occhio, tanto più che in una lettura sinottica, cioè parallela, con gli altri vangeli, si può rilevare come in essi tali elementi non siano presenti. Vediamoli:
al v. 18 Matteo dice che “un capo, venendo, gli si prostrava dinanzi”. Questo verbo “venire” (“érchomai”) è caro a Matteo.
Al v. 19 Matteo dice che Gesù “alzatosi, lo seguiva”. Perché sottolinea “alzatosi”? Avrebbe potuto farne a meno, ma Matteo forse vuole sottolineare una precisa volontà di Gesù di mettersi in cammino, di andare: l’andare procede da un’intenzione, procede dal cuore, è dunque anch’esso un evento di relazione.
Al v. 20 Matteo dice che “una donna, emorroissa da dodici anni, avvicinandosi di dietro, toccò la frangia del suo mantello”. Qui ricorre il verbo “avvicinarsi” (“prosérchomai”), farsi vicino, particolarmente caro a Matteo, il quale lo usa moltissime volte, per indicare come la vita umana e la vita cristiana, il rapporto con Gesù e di Gesù con noi, sia anzitutto un evento di avvicinamento, di relazione.
A chi io mi avvicino? Con chi cerco di entrare in relazione, e perché? In fondo, forse, la vita non è che una questione di avvicinamenti e di allontanamenti. E Matteo ce ne chiede il motivo, ci chiede il perché di questi avvicinamenti e allontanamenti, ci chiede cosa c’è nel nostro cuore, il che è la cosa più importante (cf. Mt 6,21 e 15,18-20).
Al v. 22 Matteo dice che “Gesù, voltatasi e vistala disse: ‘Coraggio, figlia’”. Gesù si volta e la vede, entra in relazione con lei cambiando la propria posizione e vedendola, guardandola, scorgendola con l’attenzione del proprio sguardo: è un incrocio degli sguardi di una donna che si avvicina e di Gesù che si volta. L’incontro vale più della guarigione ottenuta, come si comprende dal fatto che Gesù le dice: “La tua fede ti ha salvata” (v. 22).
Al v. 23 Matteo dice: “Gesù, venuto alla casa del capo”: Gesù si muove, si sposta, anch’egli “viene”, con lo stesso verbo con cui più volte Matteo presenta Gesù come il Veniente. (cf. Mt 8,7: “io verrò e lo curerò”; Mt 8,14: “Venendo Gesù nella casa di Pietro”). E così Gesù viene, si avvicina, si fa prossimo e si prepara all’incontro.
Al v. 24 Matteo narra che Gesù “diceva: ‘Ritiratevi, perché la giovinetta non è morta’”. Qui non c’è un avvicinamento, ma un allontanamento: Gesù si avvicina e chiama altri ad allontanarsi: di fronte al suo agire i presenti sono chiamati a una separazione, a tessere un nuovo modo di presenza mediante la distanza. Anche qui è una questione di relazioni.
E infine, al v. 26, Matteo dice che “questa fama uscì in tutta quella terra”: Gesù viene e la fama su di lui esce, va; Gesù si avvicina e la Parola corre, attraverso le relazioni che lui intesse, attraverso le relazioni che anche noi, nel suo nome, possiamo intessere; anche noi, come questa donna e questa giovane ragazza, vivificati e guariti dal suo sguardo, dall’incontro con lui, dal suo amore.
sorella Cecilia