Quello che manca è togliere

Foto di Marcus Lenk su Unsplash
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11 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 18,18-30 (Lezionario di Bose) 

In quel tempo, 18un notabile interrogò Gesù: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». 19Gesù gli rispose: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 20Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre». 21Costui disse: «Tutte queste cose le ho osservate fin dalla giovinezza». 22Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!». 23Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste perché era molto ricco.
24Quando Gesù lo vide così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. 25È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». 26Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». 27Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».
28Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». 29Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, 30che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».


Il brano evangelico che precede il vangelo di oggi racconta l’incontro di Gesù con i bambini, i “piccoli” per eccellenza, quelli che non contavano niente nella società di quel tempo, e Gesù proclama che il Regno dei cieli appartiene “a chi è come loro”.

Ed ecco presentarsi a Gesù un “notabile”, potremmo dire un uomo riuscito, con un peso nella società religiosa e civile, che chiede cosa deve fare per guadagnare la vita eterna. Ha un presente garantito ma vuole garantirsi anche il futuro. E si presenta con un curriculum morale perfetto.

“Una cosa sola ti manca ….”, Gesù intravede in questa pienezza di qualità ancora un passo da fare per arrivare davvero a una pienezza di vita. Paradossalmente quello che manca non è qualcosa da aggiungere, una virtù in più, quello che manca è togliere. Togliere quello che manca per avere una relazione con gli altri non dall’alto in basso, ma fraterna, di condivisione, di comunione. E lasciare tutti quei pesi ingombranti che impediscono di stare dietro a Gesù, seguirlo nel suo cammino. Dirà Benedetto nel prologo della sua Regola: “per la correzione dei vizi e il mantenimento della carità”, perché “con il cuore dilatato nell’inesprimibile dolcezza dell’amore si corre sulla via dei comandamenti di Dio”.

Significa ritrovare sé stessi, non avere più un’immagine di sé falsata da ricchezze e potere, scoprire la sua unicità, trovare libertà. Ma quel notabile ha paura di perdere le sue sicurezze spirituali e materiali per fidarsi solo di Gesù e non si muove dalla sua situazione. Resta triste ma non si muove. Per chi si sente già a posto e non avverte mancanze è difficile entrare nel Regno di Dio.

“Chi può dunque salvarsi?”. Non ci salviamo da noi stessi, tutto va comunque messo nelle mani di Dio, a cui è possibile anche quello che a noi pare impossibile. “Quando ci troviamo di fronte a qualcosa che la nostra natura è impotente a operare in noi, preghiamo il Signore di aiutarci con la sua grazia” dirà ancora Benedetto nel prologo della Regola.

La rinuncia che ci viene chiesta non è per tarparci le ali, ma per renderle più ampie e volare in alto. Possiamo quindi imparare a “non preferire nulla all’amore di Cristo” (RB 4,21) e “non antepongano assolutamente nulla a Cristo” (RB 72,11), come troviamo agli inizi e alla fine della Regola, “e così egli ci conduca tutti insieme alla vita eterna” (RB 72,12). 

Nel “tutti insieme”, San Benedetto individua una proposta di vita condivisibile e questo proprio in tempi di decadenza sociale, di frantumazione della società in egoismi contrapposti e mancanza di prospettive credibili. Proprio mentre si diffonde la mancanza di umanità, l’abitudine all’indifferenza verso gli altri, ecco riproposta in modo vivibile, dignitosamente vivibile, gioiosamente vivibile un percorso di umanizzazione solido e accessibile non solo a privilegiati, ma per ricchi e poveri, forti e deboli, provveduti e sprovveduti. Un cammino che vale per la persona e per la comunità. 

fratel Domenico