Il riposo della libertà
16 luglio 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,25-30 (Lezionario di Bose)
25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
In tante occasioni nelle pagine del vangelo assistiamo al ritirarsi di Gesù nella solitudine per pregare. Raramente ci viene aperto un varco nella sua interiorità per rivelarci qual è la sua preghiera. Oggi avviene: Gesù innalza una lode, “confessa”, il Signore come Padre che fa dono al Figlio di tutto ciò che egli stesso è. “Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio” (v. 27). In questa relazione Gesù diviene ciò che è, da questa relazione privilegiata egli conosce come amare e apre questa conoscenza a chiunque incontri. In Gesù, attraverso l’incontro con lui, con la sua parola ascoltata e accolta in noi, anche noi veniamo inclusi nella stessa relazione filiale.
Gesù loda il Padre per la sua scelta del piccolo. La logica del vangelo, il messaggio che Gesù conosce dal Padre e porta nel mondo, è quella dell’incontenibile forza del piccolo: del piccolo seme di senape, del poco lievito nella tanta farina, la logica della scelta dei poveri, degli emarginati, delle vedove. Questo è lo stile del Regno di Dio, completamente opposto alla logica umana. Ascoltare Gesù, dirci suoi discepoli e discepole significa accettare di capovolgere completamente i criteri con cui pensiamo, guardiamo il mondo e le creature, con cui giudichiamo e discerniamo.
Il Padre “ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli … perché così ha deciso” (vv. 25-26): quella di Dio è una scelta, è sua volontà scegliere non i sani, i buoni, ma i pubblicani, i peccatori, le prostitute, tutti coloro che non sono inclusi, integrati nella società, coloro che sono ai margini perché difettosi, mancanti di qualcosa. Ed è proprio a chi fa esperienza di un vuoto: vuoto di possibilità, di salute, di conoscenze, di relazioni e di affetto, a chi vive quotidianamente questa esperienza di un’assenza, di una mancanza, che Dio sceglie di rivelarsi come Padre di amore, Padre che si prende cura, Padre che libera.
Gesù vede tutto questo, loda il Padre e assume questo stile egli stesso nel suo incontro con donne e uomini che gli si fanno vicini: passa tra loro come uomo mite e umile, che non impone nulla e si fa invece portatore della novità di questo Padre che ama, la novità del vangelo che alla legge risponde con la gratuità e la libertà dell’amore. Il peso dell’amore non è un fardello che opprime e schiaccia ma una forza che fa volare, è la grazia che ci salva. “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi … Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (vv. 28-29).
Gesù qui offre a tutti il luogo di un riposo in cui tornare dopo le fughe, in cui toglierci maschere di perfezione e bravura, un luogo in cui tornare a riconoscere Dio come Padre e quindi riconoscere noi stessi, nella gratuità, per quello che siamo, figli e figlie, fratelli e sorelle. Questo è il giogo della libertà di Gesù, luogo di ristoro e pace dopo il nostro vagare inseguendo illusioni e false promesse che alla fine si rivelano enormi pesi che impediscono la vita.
Il vangelo, la buona parola di Gesù, è liberante, non produce schiavi e schiave ma uomini e donne liberi che imparano da lui a vivere relazioni liberanti, che non costringono, non opprimono, ma liberano il respiro e donano pace.
sorella Elisa