La storia letta con gli occhi di Dio

Foto di Peyman Farmani su Unsplash
Foto di Peyman Farmani su Unsplash

15 agosto 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 1,46-55 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 46Maria disse:

«L'anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
50di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».


Oggi la Chiesa latina e tutte le Chiese dell’Oriente celebrano il transito di Maria, la Madre di Gesù, da questo mondo al cielo. Nella Chiesa cattolica questa festa viene chiamata Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, mentre in Oriente è detta Dormizione della Madre di Dio.

Con questa festa si esprime la fede che Maria è passata dalla morte alla vita eterna e che in lei si è già pienamente realizzato il mistero della Pasqua di Cristo, il fine ultimo della vita umana secondo la fede cristiana. Maria è già passata per il giudizio di salvezza. La sua umanità è ormai pienamente partecipe della gloria di Dio. Per questo, ella è per noi non solo modello di una discepola di Cristo, ma anche sorella nella fede e madre che ci accompagna nel nostro cammino.

Tutte le letture di questa solennità ci parlano della vita risorta, redenta e trasfigurata. La resurrezione del Figlio di Dio ha annientato la morte e fatto trionfare la vita. I corpi corruttibili sono destinati a rivestirsi di incorruttibilità, come scrive Paolo ai cristiani di Corinto (cf. 1 Cor 15,54-57). Nel grande duello tra la vita e la morte vince la vita, perché l’amore del Signore è più forte e avrà l’ultima parola su tutta la storia umana. Alla fine, sarà pienamente instaurata la cultura dell’amore, il Regno di Dio.

Il canto di Maria, il Vangelo di questo giorno, esprime con parole potenti la fede capace di scorgere, in profondità e oltre l’immediato, il regnare di Dio, la sua benedizione su ogni creatura.

Maria ha sperimentato questa benedizione, perché ha accolto lo Spirito santo che le attesta la presenza del Signore e ha fatto di lei la dimora della sua Parola. Questa esperienza la colma di una gioia incontenibile ed ella prorompe in un canto.

Nella prima parte il suo canto è una lode e un ringraziamento al Signore: «L’anima mia magnifica il Signore, il mio spirito si rallegra grandemente in Dio, perché ha guardato la piccolezza della sua serva» (Lc 1,46-47). Sentire su di sé l'attenzione benevola e accogliente di Dio le fa desiderare questa stessa bontà per ogni persona: «La sua misericordia si stende di generazione in generazione su quelli che lo temono» (Lc 1,50).

Nella seconda parte del Magnificat, Maria volge il suo sguardo sul mondo, sugli esseri umani feriti e sofferenti. Ella chiama per nome i mali che li affliggono. Ne indica anche la radice: la superbia, la sete di potere e di ricchezza di quanti sfruttano e opprimono senza pietà. La sua denuncia è lucida e profetica. Ci tocca e ci interpella, perché quei mali li abbiamo sotto gli occhi anche noi ogni giorno. E insieme a lei li gridiamo al cielo.

C’è, però, anche altro nel canto di Maria: il suo sguardo di fede vede il futuro ribaltamento delle situazioni, la giustizia instaurata, gli affamati saziati, i poveri stabiliti nei loro diritti e nella loro dignità. Nella sua fede Maria sa che Dio è all’opera - non senza di noi, beninteso - e che realizza la sua promessa di salvezza per ogni essere umano. Per questo riconosce nell’incarnazione e nella risurrezione del Figlio di Dio la caparra di tale promessa. Il Signore trova anche in noi una tale fede?

sorella Alice