Signore del sabato
5 settembre 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 6,1-5 (Lezionario di Bose)
1Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. 2Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». 3Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? 4Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell'offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». 5E diceva loro: «Il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
Il brano evangelico di oggi si chiude su un’affermazione forte di Gesù: “Il Figlio dell’uomo è signore del sabato”. Che signoria è quella di cui parla Gesù? Non certo quella dei signori di questo mondo che usano del loro potere per spadroneggiano sugli altri, che “giocano” con la vita degli altri, che “dominano sulle nazioni e le opprimono” per usare altre espressioni che troviamo nei vangeli, sempre sulla bocca di Gesù (cf. Mt 20,25).
No, la signoria di Gesù è altra: è quella di chi si piega per servire, di chi dà la vita per i suoi amici, di chi non mette “pesanti fardelli sulle spalle degli altri senza muoverli con un dito” (Mt 23,4), di chi vive la libertà dalla preoccupazione di compiacere i potenti di questo mondo, la libertà di chi agisce stando sempre rivolto verso il Padre e non pensando allo sguardo che gli altri possono avere su di lui.
È la signoria di chi desidera la vita in abbondanza per coloro che il Padre gli ha affidato e sa che nel desiderio di Dio la legge è stata data per servire l’uomo e non viceversa.
Infatti il comandamento del riposo nel giorno di sabato era stato dato da Dio al popolo d’Israele per permettergli di “tirare il fiato”, di riposarsi. Un comandamento che era a difesa dell’uomo e persino degli animali (cf. Dt 5,12-14), un comandamento contro la tirannia del lavoro, del guadagno, della fatica. Un comandamento per creare un tempo e uno spazio di sosta, di gratuità, in cui ricordare che per quanto l’uomo si agiti e si affatichi non può aggiungere un’ora sola alla sua vita (cf. Lc 12,25), per ricordare Colui che è la fonte della vita e così, grazie a questo fare memoria, il sabato diventava un tempo per ringraziare, per lodare, per gioire, assaporando il dono della vita.
La signoria che Gesù esercita è quella contro ogni forma di male che minaccia la vita: non a caso subito dopo questo episodio il vangelo di Luca narra la guarigione, attuata sempre in giorno di sabato, di un uomo che aveva una mano paralizzata.
Nel testo di oggi non si tratta di un male fisico ma del rigore di coloro che “hanno l’occhio cattivo” e spiano la libertà degli altri per condannare, per criticare, per togliere gioia e comunione. Gesù cerca invece di riportarli al vero senso di quel comandamento del riposo sabbatico ricordando loro altre eccezioni, altre “trasgressioni” avvenute nella storia d’Israele e ricordate dalle Scritture, in modo specifico quella di Davide e i suoi compagni i quali mangiarono i pani dell’offerta riservati ai sacerdoti.
Davide e i suoi compagni, Gesù e i suoi discepoli… Gesù crea un parallelismo che sicuramente avrà infastidito i suoi interlocutori, i quali altrove gli diranno: “Sei tu più grande del nostro padre Abramo?” (Gv 8,53). Sì, Gesù è più grande di Abramo, di Mosè, di Davide, perché è il Figlio amato che è venuto a compiere tutta la Legge e i profeti stando sempre in piena comunione con Colui che ha donato la legge e che è Padre suo e Padre nostro; e così, camminando in mezzo a noi, ci ha insegnato la signoria di chi ama e dona la vita, la signoria dei figli di Dio.
sorella Ilaria