Essere ancorati alla Parola
22 febbraio 2026
I domenica di Quaresima
Matteo 4,1-11 (Gen 2,7-9– Rom 5,12-19)
di sorella Ilaria
In quel tempo, 1Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto».
11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Mercoledì abbiamo iniziato il cammino quaresimale, tempo propizio per far ritorno al Signore, per convertire le nostre abitudini “malsane” alla sequela di Colui che è “la via, la verità e la vita”.
I vangeli domenicali di questa annata A ci condurranno per mano in questo cammino tracciando per noi delle tappe che sono l’una concatenata all’altra: oggi sostiamo a meditare sulla narrazione delle tentazioni di Gesù; domenica prossima a questo momento di prova farà da contraltare la narrazione della luminosa gloria della Trasfigurazione; le tre domeniche successive il vangelo di Matteo cederà il posto a quello di Giovanni e ascolteremo le narrazioni degli incontri di Gesù con la samaritana, il cieco nato e infine la narrazione della resurrezione di Lazzaro.
Molti commentatori giustamente sottolineano come questo sia un itinerario pensato per i catecumeni, coloro che si preparano a ricevere il battesimo nella veglia di Pasqua o coloro che durante questi quaranta giorni fanno un percorso penitenziale per ritornare a una vita ecclesiale dopo essersi smarriti su altre vie.
Tenendo presente questo possiamo vedere come ciascuno dei tre racconti tratti dal vangelo di Giovanni riprendono in ordine inverso le tre tentazioni che Gesù affronta nel deserto: nel dialogo con la samaritana (Gv 4) emerge il tema dell’adorazione di Dio che è al cuore dell’ultima tentazione; il vangelo della guarigione del cieco nato (Gv 9) ruota attorno all’affermazione di Gesù: “Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato” (Gv 9,4) quindi dell’obbedienza al Padre che è un modo diverso per dire quel “non mettere alla prova il Signore tuo Dio” della seconda tentazione; infine la resurrezione di Lazzaro con quel comando gridato da Gesù: “Lazzaro vieni fuori!” conferma che “non di solo pane vive l’uomo” (risposta di Gesù alla prima tentazione).
Infine lungo questo itinerario vedremo anche come il rapporto Padre-Figlio faccia da filo conduttore suggerendoci come nel Figlio noi possiamo ritrovare la nostra piena condizione di figli e figlie amate dal Padre, imparando da lui a stare sempre in relazione con Colui che è la “fonte della vita”.
Ma veniamo ai testi di questa domenica:
Gesù va nel deserto non per sua iniziativa ma “condotto dallo Spirito”, con uno scopo preciso: “per essere tentato dal diavolo”. Gesù, che è stato dichiarato dalla voce venuta dal cielo figlio amato del Padre, subito viene provato da colui che è il divisore, che mette in dubbio e attenta a questa relazione con il Padre. E ciò che già in Genesi aveva fatto il serpente: mettere in dubbio la volontà di bene del Creatore (“non morirete affatto…”) e questo travisando le sue parole, come nel vangelo il diavolo cita persino la Scrittura per tentare Gesù.
Distorcere la Parola, insinuare con la parola il male nel bene, la menzogna nella verità: questo è il metodo del tentatore.
Ma se Adamo ed Eva cedono perché non restano ancorati alla sobrietà di quello che Dio dice e vi aggiungono altro (Eva nel rispondere al serpente aggiunge che Dio gli ha proibito non solo di mangiare ma anche di toccare), Gesù resiste perché “sempre rivolto verso il seno del Padre” – direbbe Giovanni (cf Gv 1,18) – perché mette la relazione con se stesso, con il mondo (i regni e la loro gloria) e con il Padre stesso sempre alla luce della Parola che lo guida nel discernere la via.
Adamo ed Eva leggono Dio a partire dalle parole del serpente, Gesù legge il diavolo a partire dalla parola di Dio.
E dove sta la differenza tra il serpente/diavolo e Dio, Creatore e Padre? Sta nel fatto che il primo insinuando il dubbio nell’umano cerca di tirarlo verso di sé, mettendosi in concorrenza con Dio, mentre il Creatore ama la sua creatura in modo gratuito e libero, e la lascia a sua volta libera nella risposta.
Il diavolo per entrare in relazione con l’uomo ha bisogno di sminuire Dio, e noi per non cadere nei suoi trabocchetti dobbiamo ascoltare le sue parole con l’orecchio di Dio, ovvero restando riferiti alla Parola, alla certezza di fede che Dio ci ama e vuole il nostro bene.
Allora le letture di questa prima domenica di quaresima ci invitano ad alcuni passi concreti nel nostro cammino e ci danno alcune indicazioni per discernere e combattere le tentazioni che cercano di sedurre il nostro cuore e distoglierci dall’amore del Signore:
innanzitutto avere la capacità di aderire alla Parola senza aggiungervi nulla, senza enfatizzare lo “sta scritto” come fanno sia il serpente estendendo il divieto a tutti gli alberi del giardino, sia Eva estendendolo non solo al mangiare ma anche al toccare.
Poi relazionarci alla realtà attraverso la Parola e non viceversa, come cerca di fare il divisore chiedendo a Gesù di gettarsi giù per mettere alla prova la volontà di bene del Padre espressa nello “sta scritto”.
Infine affidarsi a Dio e alla sua volontà senza volere bastare a noi stessi uscendo dalla relazione filiale con Lui, procurandoci da noi ciò di cui vivere (il pane), ciò di cui gloriarci (il potere dei regni di questo mondo), ciò che conferma il cammino (mettere alla prova il Signore).
Gesù nelle tentazioni esperimenta la vicinanza del Padre, che lo ama e lo protegge non togliendogli la fame, non evitandogli il pericolo, non donandogli successo e potere su questo mondo, ma sostenendolo con la sua Parola e il suo Spirito, i quali a ogni istante gli ricordano che Egli è il Figlio amato… questo amore del Padre basta a Gesù per vincere le tentazioni e rinnovare sempre il suo “sì” e il suo “Amen” al Padre. Questo amore rivelatoci nella Parola possa bastare sempre anche a ciascuno di noi.