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Bose è una comunità di monaci e di monache appartenenti a chiese cristiane diverse che cercano Dio nell'obbedienza al Vangelo, nella comunione fraterna e nel celibato. Una comunità che si pone al servizio degli uomini e delle donne del nostro tempo.


Foto di Erik Mclean su Unsplash

Un necessario attraversamento del vuoto

18 marzo 2026

Due forze opposte traversano e travagliano tutto il racconto che abbiamo ascoltato. Due forze che creano una tensione palpabile nell’andamento del brano. Due forze opposte che trasmettono anche a noi questa tensione che ci risveglia dal nostro torpore: la tensione tra la libertà e la paura. La libertà di Gesù di fronte alla paura dei Dodici, che “erano sgomenti” (v. 32), e degli altri discepoli, che “erano impauriti” (v. 32). Espressioni dell’una e dell’altra traspaiono lungo tutto il brano; trapelano nelle parole, nei gesti e nei silenzi di Gesù, di Pietro e dei discepoli.

Vangelo della domenica

Dettaglio della parete esterna della chiesa di San Secondo, Magnano

“Una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo!”

15 marzo 2026
IV domenica di Quaresima
Giovanni 9,1-41 (1 Sam 16,1-7.10-13 – Ef 5,8-14)
di sorella Ilaria

Il cieco nato è di una semplicità disarmante: fa quello che Gesù gli dice, dice quello che Gesù ha fatto per lui e porta i suoi interlocutori a dire, malgrado loro stessi, una verità: “Suo discepolo sei tu!”. Sì, quest’uomo senza saperlo ha compiuto tutti i passi dell’autentico discepolato: riceve da Gesù il dono della luce e diventa figlio della luce, capace di agire e parlare proprio come Gesù stesso.

Ospitalità

Camminare con la Parola: "E li condusse…" (Mc 9,2)

Da Sabato 21 Marzo 2026 a Domenica 22 Marzo 2026

fratelli e sorelle di Bose

Gesù amava le montagne, a volte vi si ritirava per pregare, per vivere la relazione intima con il Padre. Nella Bibbia la montagna è il luogo sacro della rivelazione di Dio: Egli consegna sul monte Sinai le tavole delle Dieci Parole a Mosè, alle quali Israele doveva aderire per camminare nella via tracciata e avere così la vita, la felicità. Sul monte Oreb Elia sperimenta la vicinanza e la consolazione del Signore. Anche per noi salire non è solo andare in alto; è liberare lo spirito per respirare più a fondo e accogliere nel nostro intimo la pace di Dio e la luce del suo amore.

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